“Luce mia” è l’opera prima di Lucio Viglierchio, regista di Torino, che affronta un viaggio a ritroso nella malattia da cui è scampato cinque anni fa, la leucemia mieloide acuta. In questo viaggio è accompagnato da Sabrina, una paziente con una diagnosi molto simile. Nel tentativo catartico di superare la malattia da cui non può mai dirsi salvo, tanto che continua a fare esami costantemente, ripercorre la sua esperienza attraverso gli occhi di Sabrina, lo specchio che ha permesso a Lucio di scrivere giorno dopo giorno il suo film.

 

“Luce mia” al TFF

Il film è stato proiettato già tre volte al Torino Film Festival registrando il tutto esaurito durante la sua ultima proiezione al Cinema Reposi. Alla fine del film, il pubblico commosso è andato a stringerli la mano, qualcuno ad abbracciarlo. Lontano da una celebrazione autocommiserativa, il racconto ha una forte carica emotiva e, nonostante l’esito, infonde una speranza che il titolo rivela fin dall’inizio.

Primo film molto intimo. Il secondo?

Essendo un film molto intimo, personale, ho chiesto a Lucio se questo possa essere un ostacolo o una spinta per un probabile secondo film. Risponde così: “Partire con questo film è già un autogol. […] Non so se ne farò altri, detto sinceramente, questo film mi chiamava proprio. Partendo così, con una regia di questo tipo, la sensazione è che o fai un film che ti morde così tanto, che sento così tanto oppure fai un film che è proprio l’opposto. Sarebbe come fare una prima regia di nuovo”.

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Il finale è stato dettato dalle circostanze. Quale sarebbe stato altrimenti?

Sabrina, la paziente che accompagna Lucio durante il film, non riesce a superare la malattia. Ovviamente Lucio si aspettava un esito diverso e quindi aveva pensato al finale in maniera differente. “Di tutto questo film io sapevo solo com’era il finale, ovvero uguale all’inizio, che non è stato poi così, perché noi, ex pazienti e alcuni medici, si fa una corsa ciclistica ogni anno in giro per l’Italia.

La mia idea era quella di partire dalle ruote che girano, me e Sabrina su questa bicicletta all’inizio e poi riprenderla alla fine. Era l’unica cosa che sapevo, che volevo fare”.

 

“Luce mia” troverà spazio nei cinema o in tv?

Ascoltando i pareri di colleghi e amici al Torino Film Festival, questo film è stato molto apprezzato, e nonostante il tema delicato, la regia non lo rende mai pesante, e il pubblico apprezza.

Gli chiedo dunque se troverà spazio nei cinema dopo il TFF e se il coinvolgimento di Rai Cinema possa favorire un passaggio in TV. “Questo te lo posso assicurare. Io ho fatto una versione più breve per la TV, da 52 minuti. […] Per la distribuzione in sala stiamo ragionando con delle realtà. Mi piacerebbe perché credo ci sia il bisogno, ci sono tante persone che hanno affrontato e stanno affrontando questo problema.

[…] Credo che sia un film con un suo pubblico di riferimento a cui mi piacerebbe si aggiungesse quello delle persone che, per passaparola, poi magari riescono a vincere la paura di andare in sala. Quindi spero ci sia modo di vederlo in sala e che ci sia lo spazio”.

 

L'intervista presenta molti spunti che ho dovuto riassumere, ma potete ascoltare la versione integrale delle risposte di Lucio Viglierchio su questa pagina, in alto. Consiglio caldamente di vedere questo film, per ora uno dei migliori che abbia visto al Torino Film Festival.

 

 

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