Presosi una pausa di riflessione a tempo indefinito dalla giuria di X-Factor, Elio aveva annunciato che il suo gruppo aveva in programma uno show da “far impallidire The Wall di Roger Waters” e che lo avrebbe portato nei palazzetti in giro per l’Italia.

Il cantante e frontman dell’eclettica rock band aveva assicurato che non ci si sarebbe adagiati sugli allori e, a fianco ai brani più amati, il tour avrebbe proposto le tracce contenute in Figgatta de Blanc, il nuovo album uscito appena a Febbraio del 2016.

Partiti il 29 Aprile dal Forum di Assago, a Milano, gli EELST sono approdati ieri sera al Palalottomatica a Roma e lo spettacolo è stato, come da promessa, decisamente all’altezza delle aspettative.

La scaletta del concerto

Si parte subito in grande spolvero con Servi della gleba, preceduto da un video che in maniera ironica ripercorre gli storici album della band dal 1991 in poi, fra video musicali e canzoni entrate nell’immaginario collettivo come La terra dei cachi, presentata anche a Sanremo. Elio e le Storie Tese si presentano sul palco in completi più o meno sgargianti, da quello rosa di Elio a quello arancione di Faso alla sgargiantissima giacca giallo limone di Meyer, mentre apparentemente più dimessi se ne stanno Cesareo, Vittorio Cosma – che sostituisce Rocco Tanica nelle prime tre parti del concerto – Jantoman e la brava Paola Folli, ma tutti avranno l’occasione dell’assolo nel corso della serata.

Lo spettacolo si scalda quando, giunti al momento di intonare Supergiovane, dal podio emerge il grande ospite della serata, Mangoni, che fa la sua prima apparizione proprio nella tenuta del supereroe e che, con ironico trasformismo, si ripresenterà più volte sul palco, anche accompagnato dal suo corpo di ballo, le Mangoneers. La seconda sorpresa arriverà più tardi, dopo la parte dedicata al rock con classici come Il rock and roll e new entries come Il rock della tangenziale, ed è con l’arrivo di Rocco Tanica, che si unisce agli EELST sulle note di Plafone e saluta il pubblico con Il vitello dai piedi di balsa, che la serata raggiunge il suo picco.

Ma la band è inarrestabile e dopo Shpalman c’è un assolo di pianoforte di Mangoni e poi ben tre canzoni. È con Tapparella, dedicato al compianto Paolo Panigada e al grido di “Forza Panino” che Elio e i suoi salutano un pubblico in pieno delirio.

I ‘piccoli energumeni’ sono più vivaci che mai

Smentendo voci infondate di una separazione del gruppo, gli EELST si presentano sul palco irresistibili come sempre, spesso non c’è nemmeno il tempo di riprendere fiato fra una canzone e l’altra e la transizione è un'unica armonia di chitarra, basso, batteria, tastiere e voci.

Tutti i membri della band si danno il cambio e si intercalano a perfezione, anche quando le canzoni si fanno particolarmente complesse e si giocano tutte sul cambio di ritmo contuinuo.

Lo spettacolo però non è solo nella musica – di altissima qualità e suonata con grande professionalità, nonostante l’acustica del palazzetto non sia eccellente – ma anche nei giochi di luce, negli sconclusionati ma azzeccatissimi video che passano alle spalle del gruppo, negli assoli, che sono virtuosismi capaci di non stancare mai.

Il pubblico è complice, sempre partecipe, si sente l’affinità con una band che ha costruito la sua fanbase negli anni ed Elio sa dimostrare ancora una volta che, sì, con professionalità e studio si può giocare con le note e con i testi, creando una “musica difficile” capace di trascinare gli spettatori in un unico coro.

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