Ci sono musicisti che hanno lasciato un segno importante nella storia della musica grazie alle loro canzoni, ci sono poi vere e proprie icone della cultura popolare che, oltre alla loro produzione musicale, hanno determinato così nel profondo l'immaginario da diventare immortali, capaci di rappresentare punti di svolta incontrovertibili. Indiscutibilmente kurt cobain e i nirvana appartengono alla seconda categoria; oggi, che Kurt Cobain avrebbe festeggiato 50 anni, tutto il mondo festeggia il suo compleanno con commemorazioni ed eventi a lui dedicati [VIDEO], per celebrare quella che probabilmente è stata la figura rivoluzionaria della cultura giovanile degli ultimi decenni.

Gli anni Ottanta, dopo le intense passioni politiche che avevano caratterizzato gli anni Sessanta e gli anni Settanta, hanno rappresentato in ambito sociale la piena realizzazione dell'utopia consumistico-edonistica: la violenza di ispirazione rivoluzionaria si tradusse nell'eccesso della stravaganza, nell'abbigliamento quanto nel look, e all'impegno politico si sostituì una stagione basata sul principio della stilizzazione e della teatralità svuotata di ogni significato. Tale principio era quello dell'entertainment, ovvero dell'intrattenimento volto alla soddisfazione del piacere, vissuto come “rilassamento” rispetto alle tensioni sociali dei decenni passati: nel mondo plastificato delle band New Romantic (Duran Duran, Spandau Ballet), anche l'uso delle droghe era concepito come strumento di divertimento sfrenato.

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Se già in quegli anni, a quell'immaginario la new wave inglese opponeva una sensibilità più profonda e tagliente, che rifletteva la frustrazione di chi non riusciva a identificarsi col trionfo consumista degli 80es, proprio da tale dimensione nasce il grunge, ovvero il movimento musicale e culturale che definì la chiusura degli anni Ottanta e l'avvento dei Novanta; all'ipersemiotizzazione edonista le band grunge risposero con un ritorno all'essenzialità, tanto a livello di immagine quanto nella costruzione musicale dei brani. Tale essenzialità esprimeva il senso di insoddisfazione di tutta una generazione, lontana tanto dalle passioni politiche quanto dal senso di comunitarismo festaiolo: il grunge creò una comunità composta da soggetti individuali isolati l'uno dall'altro, disinteressati a comunicare con l'esterno. La droga, da “sballo”, divenne mezzo di autolesionismo, cioè un'evasione nichilistica per chi non trovava alcun senso in ciò che lo circondava, o in ciò che coloro che erano stati giovani in altri anni avevano creduto.

Il ripiegamento dell'anima, che fa pendant con la diffusione proprio nei 90es del fenomeno della depressione, sorgeva in un'epoca di espansione del benessere: proprio nella fase felice dell'economia globale, l'insoddisfazione esistenziale trovò nella musica di Kurt Cobain l'unico specchio nel quale riconoscersi, e un fattore impossibile da trascurare fu il paradosso rappresentato dal messaggio grunge dei Nirvana e il loro successo internazionale paragonabile a quello delle star del Pop.

Per diventare un mito spesso è necessario spegnersi nel momento giusto, e d'altronde Kurt, se fosse ancora in vita, avrebbe assistito alla graduale vanificazione del valore simbolico che lui e i Nirvana hanno rappresentato, e non è un caso che i Foo Fighters, la band dell'ex batterista Dave Grohl e una delle realtà rock migliori in circolazione, si siano nettamente sganciati dal peso enorme di esprimere il vuoto anedonico, anche perché i tempi sono cambiati: infatti, da un lato il mercato è stato talmente potente e astuto da aver assorbito le contemporanee forme di espressione di dolore dell'anima, ed è il caso dell'Emo; dall'altro, le condizioni economiche globali oggi sono precipitate un po' per tutti, e parlare di dolore esistenziale e di incapacità di comunicare in un'epoca in cui il benessere di vent'anni fa si sta progressivamente sbriciolando, non ha più molto senso.