Nell'ormai lontano 1979, il genio di ridley scott partorì uno dei suoi capolavori, capace di rivaleggiare per profondità e per il significato che avrebbe avuto per la successiva storia del cinema solo con Blade Runner; ci riferiamo al film Alien, un'opera classificabile solo con difficoltà come sci-fi oppure horror. Così come per il successivo Blade runner, Alien riuscì a ridefinire lo schema del film di fantascienza, aprendo le porte all'immaginario cinematografico degli anni Ottanta e non solo.

Non è un caso che Alien abbia lanciato una sorta di brand, ovvero abbia avviato la realizzazione di una lunga serie di sequel, prequel e spin-off che sono arrivati fino ad oggi: di prossima uscita è il film Alien: Covenant, diretto dallo stesso Scott e nelle sale il prossimo 11 maggio.

La visione post-human di Ridley Scott

La figura di Alien perciò continua ad affascinare ancora oggi: alla fine degli anni Settanta, Scott rivoluzionò l'estetica e l'immaginario fantascientifico, e al geometrismo razionalista degli interni bianchi tipici dei film di fantascienza precedenti, optò per un immaginario dark, intriso di sensibilità gothic, che annunciava l'avvento del cinema di Tim Burton. Alla luminosità e al bianco si preferì l'oscurità e il buio, e per quanto riguarda l'antagonista si optò per l'immagine post-human non più robotica ma “post-organica”, ovvero basata su una fusione di organico e inorganico, dando vita a enti biomeccanici che avrebbero avuto molta fortuna nella cultura popolare successiva.Non solo: Alien è il nemico che viene dall'interno, che cresce e contamina il corpo che lo ospita per poi distruggerlo dall'interno, come d'altronde è interno alla stessa navicella spaziale che, da simbolo della scoperta, della liberazione e del viaggio in spazi confinanti, si trasforma in trappola claustrofobica di morte.

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Attualità ed efficacia di Alien oggi

Da un lato, perciò, potremmo sostenere che il successo e l'attrazione che questa figura continua ad avere oggi, a distanza di quasi 40 anni, sta nel fatto che Alien si alimenta di principi che appartengono alla psiche umana da sempre: si tratta di incidere sul carattere del “perturbante” di cui Freud parla, ovvero di stimolare ciò che antropologicamente rappresenta il lato oscuro: l'ibrido di vita e non-vita, ciò che ci condanna ma che resta invisibile e non catturabile, ovvero ciò che ci appartiene più di ogni cosa e allo stesso tempo sfugge alla comprensione. Alien è una efficace metafora dell'istinto di morte e dell'inconscio.

Il rilancio della potenza della figura di Alien ha a che fare con la condizione storico-politica che stiamo attraversando nella nostra contemporaneità. Dopo l'11 settembre, il nemico, nell'immaginario, è diventato l'altro, l'alieno, ma non inteso come minaccia proveniente da fuori, ma come minaccia interna, che vive tra noi, si alimenta e cresce affianco a noi.

Il discorso si complica ulteriormente se pensiamo alle paure e alle resistenza relative all'immigrazione: non solo respingere l'altro che viene da fuori, ma espellere chi già è all'interno dell'organismo sociale, perché considerato come entità destabilizzante, che vuole distruggere il sistema che lo ha accolto dopo averlo sfruttato.

Alien perciò continua ad alimentare il nostro immaginario, le nostre paure e le nostre fobie, proponendosi però come tentativo di far comprendere quel lato oscuro attraverso la trasfigurazione immaginifica del cinema, e solo così può assumere persino un valore di esorcismo contro i mostri che crescono dentro di noi.