Il docufilm Bitume, opera di Vincenzo Cascone e patrocinato dal Libero consorzio comunale di Ragusa, si appresta a debuttare in anteprima nazionale. L'evento è fissato per sabato 12 settembre 2026, nell'ambito del prestigioso Costaiblea Film Festival, che si terrà in Piazza Torre, a Marina di Ragusa. La serata avrà inizio alle ore 19:30 con un incontro dedicato al regista, un'occasione per approfondire la genesi e i temi dell'opera. Successivamente, intorno alle ore 20:15, il pubblico potrà assistere alla proiezione del documentario, un momento culminante per gli appassionati e gli addetti ai lavori.
Al centro della narrazione cinematografica si colloca la pietra pece ragusana, una materia prima che per oltre un secolo ha profondamente segnato il lavoro, l'industria e la complessiva trasformazione economica e sociale del territorio ibleo. Il documentario traccia un percorso affascinante che dalle storiche miniere di contrada Tabuna giunge fino alle espressioni dell'arte contemporanea. L'opera di Cascone crea un ponte tra la memoria mineraria, la storia industriale, la geologia peculiare del luogo e le innovative pratiche artistiche che hanno preso vita negli spazi dell'ex fabbrica Antonino Ancione di Ragusa.
Un racconto tra arte e archeologia industriale
Il documentario di Cascone esplora in profondità l'esperienza di Bitume - Industrial Platform of Art, un significativo progetto site-specific ideato da FestiWall e realizzato nel 2020 all'interno dello stabilimento Antonino Ancione.
Attraverso le immagini e le testimonianze, il film ricostruisce l'intervento di oltre trenta artisti che hanno saputo reinterpretare il sito di archeologia industriale, conferendo nuova vita ai suoi spazi attraverso l'espressione dell'arte pubblica contemporanea.
Attraverso un racconto corale, il film raccoglie preziose testimonianze di esperti e ricercatori, i quali mettono in luce l'inestimabile valore del patrimonio materiale e immateriale custodito all'interno della fabbrica. Viene evidenziato come il progetto artistico documentato avesse suggerito un percorso di tutela per questo sito, un'iniziativa che purtroppo non è stata avviata e che oggi appare compromessa, inserendosi nel più ampio contesto della trasformazione e spesso della dismissione degli spazi produttivi storici.
La pietra pece: storia, lavoro e rielaborazione artistica
La pietra pece emerge nel documentario come un elemento inscindibile dalla storia economica e sociale dell'area ragusana. Il film intreccia sapientemente la memoria del duro lavoro dei picialuori, gli operai delle miniere, con il percorso della materia prima che, dalle cave, ha viaggiato verso altri luoghi e usi. Un viaggio che l'ha portata dal contesto locale al confronto con le grandi capitali europee, fino alla sua rielaborazione in chiave artistica all'interno degli ambienti della fabbrica.
L'ex stabilimento Antonino Ancione assume un ruolo di primaria importanza nel racconto filmico, avendo custodito non solo le tracce della produzione industriale passata, ma anche le opere d'arte nate dal progetto artistico.
Tuttavia, il sito è attualmente in fase di demolizione. Con la scomparsa degli edifici, il documentario sottolinea la perdita irreversibile di un significativo patrimonio materiale e immateriale, un monito sulla fragilità della memoria storica legata ai luoghi del lavoro e della creatività.