Massimo Sebastiani, figura nota per la sua lunga carriera nel giornalismo, in particolare all’ANSA, e per i suoi profondi interessi in filosofia, musica, cinema e storia dell’arte, presenta a Roma la sua prima mostra personale intitolata “Mothers of Invention”. L’esposizione, curata da Diana Daneluz, si terrà presso la Strati d’Arte Gallery dal 9 al 26 settembre 2026, segnando un momento significativo: il suo ingresso pubblico e ufficiale nel mondo dell’arte visiva dopo un percorso decennale dedicato alla parola scritta.
Il titolo scelto per la mostra, “Mothers of Invention”, racchiude in sé una duplice risonanza concettuale.
Da un lato, evoca la celebre band di Frank Zappa, un riferimento culturale che suggerisce innovazione e sperimentazione. Dall’altro, richiama il proverbio inglese “Necessity is the mother of invention”, sottolineando come la necessità possa essere la forza motrice dietro la creazione. Questa doppia chiave di lettura introduce il visitatore al lavoro di Sebastiani, che con questa mostra sposta il proprio focus espressivo dalla rigorosa costruzione del discorso giornalistico alla più libera e suggestiva composizione dell’immagine, pur mantenendo una spiccata attenzione per il ritmo, la stratificazione e le complesse relazioni tra i segni.
Le opere esposte nascono inizialmente in un ambiente digitale, un terreno fertile per l’esplorazione e la sperimentazione visiva.
Successivamente, vengono trasformate in stampe fotografiche su Poliplat, ciascuna realizzata in esemplare unico. Questa scelta tecnica non è casuale: conferisce una tangibile consistenza materiale a immagini originate da processi digitali, distaccandosi dalla logica della riproduzione seriale. Ogni lavoro acquisisce così una dimensione precisa, autonoma e irripetibile, valorizzando l’unicità di ogni creazione artistica.
Il percorso espositivo si articola attraverso quattro serie principali che invitano alla riflessione e all’osservazione approfondita. Tra queste spiccano “Il volto misterioso”, un’indagine sulle espressioni e le identità celate; il nucleo urbano denominato “La città”, che include le suggestive “Le case di Roma”; la serie “Le stagioni”, che esplora i cicli naturali e temporali; e infine “Differenza e Ripetizione”, un richiamo filosofico alla variazione e alla persistenza.
A queste si affiancano diverse opere fuori serie, tra cui l’omonima “Mothers of Invention”, la criptica “The Carpet Crawlers” e la suggestiva “Città sul mare”. L’intera esposizione non si sviluppa come un racconto lineare, ma piuttosto attraverso un’intricata rete di accostamenti, variazioni tematiche, rimandi visivi e riprese che stimolano un’interpretazione personale e multidimensionale.
Dal giornalismo all’immagine: un nuovo linguaggio espressivo
Un aspetto fondamentale che caratterizza questa mostra è il marcato passaggio dal linguaggio della parola a quello dell’immagine. Se nel giornalismo la scrittura è intrinsecamente orientata a chiarire, ordinare e rendere immediatamente leggibile la realtà, nel lavoro visivo di Massimo Sebastiani il significato assume una natura più aperta e sfumata.
Le sue immagini non mirano a spiegare un fatto o a fornire una narrazione esplicita, ma piuttosto a evocarlo. Lo fanno attraverso l’allusione, un profondo ritmo interno e una sapiente sovrapposizione di piani, invitando lo spettatore a una partecipazione attiva nella costruzione del senso.
La sua profonda formazione filosofica, unita alla familiarità maturata negli anni con il mondo del cinema, della musica e delle arti in generale, si riflette chiaramente in questa nuova espressione artistica. Questi elementi culturali e intellettuali non sono semplici sfondi, ma diventano strumenti attraverso i quali Sebastiani elabora e propone una visione della realtà complessa e stratificata, dove l’arte non è solo rappresentazione, ma anche interrogazione e scoperta di nuove prospettive.