Gisèle Pelicot e Gino Cecchettin si sono incontrati per la prima volta al Festivaletteratura di Mantova il 13 settembre 2026, giorno di chiusura dell’edizione del trentennale. L’appuntamento in piazza Castello ha messo al centro due storie profondamente segnate dalla violenza di genere e due percorsi pubblici di elaborazione del dolore. Da un lato, Pelicot, sopravvissuta a dieci anni di abusi perpetrati dal marito con la complicità di decine di uomini; dall'altro, Cecchettin, padre di Giulia, vittima di femminicidio per mano dell’ex fidanzato nel 2023.
Questo primo incontro pubblico ha unito la discussione sul processo a porte aperte e la necessità di rendere pubbliche le proprie vicende, trasformando la tragedia personale in un messaggio collettivo.
La scelta di Gisèle Pelicot: la vergogna non mi appartiene più
Durante il confronto, Gisèle Pelicot ha illustrato la sua coraggiosa decisione di affrontare il processo a porte aperte, una scelta che ha elevato la sua vicenda a un atto collettivo di denuncia. La frase “la vergogna non mi appartiene più” ha riassunto il fulcro del suo intervento: l'imperativo di spostare il peso dello stigma dalle vittime agli aggressori. Pelicot ha espresso consapevolezza della forza che la sua testimonianza ha trasmesso a molte donne, sottolineando con fermezza il diritto di ogni vittima a parlare e a credere nella propria percezione di quanto subito.
Nel dialogo con Gino Cecchettin, Pelicot ha connesso la propria esperienza alla cruciale necessità di liberare la parola delle donne. Ha ribadito la volontà di non volere un tribunale a porte chiuse, definendo tale scelta parte del suo essere femminista. Ha inoltre condiviso di incontrare uomini che la ringraziano, poiché la sua storia li ha aiutati a cambiare sguardo sulle donne e sulle figlie. Il messaggio rivolto alle nuove generazioni è stato chiaro e incisivo: “non tornate indietro”.
Il monito di Gino Cecchettin: prevenzione e consapevolezza
Gino Cecchettin ha orientato il dibattito sul tema della prevenzione, spiegando che prima della vergogna subentra la consapevolezza, elemento indispensabile per fermare gesti atroci.
Interrogato su cosa accomuni gli abusatori, ha risposto indicando “Il possesso”. Possedere, ha argomentato, significa considerare l’altra persona come una mera cosa, mentre l’amore autentico implica dono e riconoscimento reciproco. Gisèle Pelicot ha collegato questo stesso tema alla cultura maschilista e alla riduzione della donna a oggetto, ricordando che, nel suo drammatico caso, gli aggressori agivano con il consenso del marito.
L’incontro si è concluso con un forte abbraccio tra Gisèle Pelicot e Gino Cecchettin, simbolo di una condivisione profonda. I due hanno anche affrontato il tema delle critiche ricevute dopo la decisione di rendere pubbliche le loro dolorose vicende, evidenziando le sfide che accompagnano la scelta di trasformare il dolore privato in un impegno sociale.