Il Teatro Petruzzelli di Bari rivive la sua storia grazie all'incontro tra arte e tecnologia: una nuova installazione digitale riporta virtualmente sulla cupola gli affreschi originari del pittore Raffaele Armenise, distrutti nel tragico incendio del 1991. Presentato il 17 settembre 2026, l'intervento impiega proiettori ad alta definizione per ricollocare le decorazioni che un tempo adornavano la volta del teatro.
Le immagini proiettate, rivisitate dall’artista visivo Leandro Summo, ripropongono i quattro segmenti della volta dedicati ai “Ludi circensi antichi e moderni”.
Tra i soggetti ricostruiti figurano il Carro di Tespi, la Corsa Romana, la Corrida e il Torneo Medievale. Questi affreschi, restaurati appena un anno prima del rogo, furono completamente annientati insieme alla cupola. Dopo la ricostruzione del teatro, gli spicchi originariamente decorati erano rimasti bianchi, un vuoto ora colmato da questa innovativa rievocazione.
La presentazione dell'installazione al Petruzzelli
Alla presentazione dell'iniziativa hanno preso parte il sovrintendente della Fondazione Petruzzelli, Nazzareno Carusi, il sindaco di Bari e presidente della Fondazione Petruzzelli, Vito Leccese, e l'artista Leandro Summo. L'intervento è stato illustrato come una ricostruzione virtuale delle decorazioni perdute e come un esempio dell'uso innovativo della proiezione digitale in uno spazio vocato alla lirica.
Carusi ha definito l'installazione un “meraviglioso portale della fantasia”.
Il sindaco Leccese ha evidenziato come questa tecnologia permetta alle nuove generazioni di conoscere la bellezza originaria del teatro, seppur in forma virtuale. È stata inoltre prospettata la possibilità di impiegare la cupola come spazio scenografico per le opere affidate ai registi. Il dibattito ha sottolineato il legame tra la memoria storica degli apparati decorativi e i nuovi linguaggi creativi esplorabili nella sala. Carusi ha ribadito l'importanza di un uso consapevole della tecnologia, affermando: “La tecnica e la tecnologia sono mezzi, non sono buone o cattive per nascita, ma per il loro uso”.