Renzo Arbore ha ricordato a Roma, il 12 ottobre 2026, la figura di Giorgio Bracardi, scomparso all’età di 93 anni. L'artista lo ha definito uno degli interpreti più originali e innovativi della comicità italiana, sia in radio che in televisione. Arbore ha sottolineato il suo essere un “talento unico e irripetibile, un umorista eclettico, istintivo, improvvisatore, non catalogabile, fuori da ogni regola, ma anche un intellettuale sotto mentite spoglie”. Il commosso omaggio si è concentrato in particolare sulla lunga e proficua collaborazione che ha preso il via con Alto Gradimento, la storica trasmissione radiofonica degli anni Settanta, vera fucina di personaggi indimenticabili che sono entrati nella memoria collettiva di intere generazioni.

Il genio di “Alto Gradimento” e i suoi personaggi cult

Dai microfoni di quel programma radiofonico, Giorgio Bracardi seppe costruire una galleria di figure diversissime tra loro per tono, voce e pura invenzione comica. Renzo Arbore ha menzionato alcuni dei più celebri: il gerarca fascista Catenacci, il giornalista dilettante Max Vinella e Patroclo, la caratteristica comparsa di Cinecittà che, con le sue urla, chiamava le altre comparse nei film ambientati nell’antichità. A questi si aggiunse il celebre professor Aurelio Ovidio Marcellini, un patriota monarchico che amava gridare agli studenti il suo indimenticabile tormentone “Chettefrega!”, frase che confluì poi nel brano cult In Galera!. Bracardi, con la sua inesauribile creatività, sapeva anche indossare i panni di uno studioso di tradizioni improbabili, raccontando storie di personaggi di periferia, mescolando con maestria elementi umani, animali e invenzioni surreali.

Una comicità surreale e goliardica, fuori dagli schemi

Renzo Arbore ha voluto chiarire la natura peculiare di quella comicità che, insieme a Mario Marenco e Gianni Boncompagni, contribuì a definire: “Non abbiamo mai fatto satira dei tempi né imitazioni”. Il tratto distintivo, ha spiegato Arbore, era l’invenzione di personaggi di pura fantasia, figure surreali e profondamente legate a una goliardia “bella e sana”. Questa comicità, pur scherzando con un registro basso e popolare, non rinunciava mai a una sottile vena culturale. Secondo Arbore, quelle creazioni “sono rimaste tutte nella memoria di una generazione”; ancora oggi, infatti, quando incontra gli ascoltatori coetanei della trasmissione, molti di loro parlano di quelle voci e di quei personaggi come se fossero ancora quotidianamente in onda alla radio, a testimonianza di un impatto duraturo e di un affetto mai sopito.

L'incontro che diede vita a un sodalizio irripetibile

L’incontro tra Renzo Arbore e Giorgio Bracardi ebbe origine in un contesto musicale. Arbore ha raccontato di averlo notato per la prima volta a un festival a Venezia e, successivamente, di averlo ascoltato in un piano bar, dove Bracardi si esibiva con versi e giochi vocali, anche attraverso il suo bizzarro personaggio di Scarpantibus. Da lì scaturì l’invito a unirsi al gruppo in studio, insieme a Mario Marenco. Con loro e con Gianni Boncompagni si formò, nelle parole di Arbore, un "quartetto che assolutamente non ha epigoni", un sodalizio artistico di rara alchimia e originalità. La collaborazione tra Bracardi e Arbore proseguì poi con successo anche in televisione, in programmi innovativi come Quelli della notte, dove la vena creativa di Bracardi continuò a esprimersi con la creazione di nuovi, indimenticabili personaggi, consolidando il suo status di maestro dell'umorismo italiano.