Il Museo de’ Medici di Firenze è teatro di una straordinaria rivelazione nel mondo dell'arte e della musica: la presentazione di quattro ritratti finora sconosciuti o non pienamente riconosciuti che immortalano il celebre compositore Antonio Vivaldi, nato nel 1678 e scomparso nel 1741. Questa significativa scoperta, che porta la firma del musicista e studioso Federico Maria Sardelli, ha permesso di rintracciare le opere in collezioni private, grazie anche al ruolo decisivo delle fototeche della Fondazione Giorgio Cini di Venezia e di Federico Zeri.
L'esposizione, allestita in via degli Alfani con ingresso dalla Rotonda del Brunelleschi, offre al pubblico un'occasione unica fino al 31 ottobre 2026 per ammirare questi dipinti inediti, la cui vicenda è altresì approfondita nel libro “Il volto di Vivaldi”, come anticipato dal sottotitolo.
Il ritrovamento di queste nuove immagini arricchisce in modo sostanziale il ristretto corpus iconografico finora noto del “Prete Rosso”, confermando alcuni elementi fisici ricorrenti e distintivi del suo volto: una fronte alta e tondeggiante, sopracciglia arcuate e sottili, una radice del naso robusta, guance piene, la camicia aperta sul petto e un sorriso caratteristico. La scoperta, inoltre, getta nuova luce su un rapporto personale finora non documentato tra Vivaldi e il pittore veneziano Giovanni Battista Piazzetta, attivo tra il 1682 e il 1754, suggerendo un legame artistico e umano di grande interesse storico-culturale.
Il primo ritratto e il confronto con la collezione Molinari Pradelli
La complessa vicenda che ha portato all'identificazione di questi ritratti ha avuto inizio quando un liutaio e collezionista ha sottoposto a Sardelli un ritratto di Vivaldi di sua proprietà. Si trattava di un olio su tela attribuito al pittore veneziano Giuseppe Nogari, corredato da un certificato datato 1982. Il documento attestava l'acquisto dell'opera nel 1924 da parte di Leandro Bisiach dai marchesi Durazzo-Da Passano, presso il loro castello di Occimiano Monferrato, insieme a due preziosi violini di scuola cremonese. La dimora dei Durazzo rivestiva un'importanza storica notevole, essendo stata legata a Marcello Durazzo, proprietario di metà dei manoscritti vivaldiani che oggi sono custoditi presso la Biblioteca Nazionale di Torino.
Nel corso del meticoloso lavoro di confronto sull'opera di Nogari, Federico Maria Sardelli ha individuato, all'interno della vasta fototeca della Fondazione Giorgio Cini, la fotografia di un dipinto sorprendentemente identico per posa e dettagli, ma di una qualità esecutiva superiore. L'originale di questa versione più raffinata è stato poi localizzato nella prestigiosa collezione del direttore d'orchestra Francesco Molinari Pradelli, a Marano di Castenaso, in provincia di Bologna. Questo confronto ha permesso di stabilire che il cosiddetto “ritratto Durazzo” è in realtà una copia coeva del dipinto bolognese, un olio su tela incorniciato in stile rococò. L'opera della collezione Molinari Pradelli aveva in precedenza fatto parte della raccolta del colonnello George Babington Croft Lyons ed era stata acquisita da Francesco Molinari Pradelli a Montecarlo nel 1978.
Gli altri due dipinti e il legame con Piazzetta
Gli altri due ritratti presentati