Il Teatro della Tosse di Genova inaugura la sua nuova stagione con la prima nazionale di “A cena con Macbeth”, un’originale rilettura della tragedia shakespeariana. Lo spettacolo, con drammaturgia e regia di Emanuele Conte, debutterà giovedì 15 ottobre 2026. Questa innovativa messa in scena rinuncia all’elemento fantastico tradizionale, ponendo al centro tre streghe-cuoche impegnate nella preparazione di un banchetto, momento cruciale e drammatico dell'opera di Shakespeare.

Il cast riunisce Ludovica Baiardi nel ruolo di Lady Macbeth e Raffaele Barca in quello di Macbeth.

Completano l'ensemble Alessandro Bergallo come portiere, Pietro Fabbri nel ruolo di Re Duncan, Marco Rivolta come Malcolm, Graziano Sirressi nei panni di Macduff e Matteo Traverso come Banquo. Le figure delle streghe sono interpretate da Graziano Sirressi, Pietro Fabbri e Marco Rivolta. Dopo la prima, le repliche sono previste fino al 25 ottobre 2026.

La Visione di Conte su Macbeth

Con “A cena con Macbeth”, Emanuele Conte torna ad affrontare il tema del potere e delle sue manifestazioni più brutali, un percorso già esplorato l'anno precedente con la parodia grottesca di Ubu Re di Alfred Jarry. Entrambi i testi evidenziano come il potere possa essere motore di azioni crudeli e spietate. La nuova regia di Conte adotta una prospettiva personale, focalizzandosi intensamente sulla colpa, mantenendo un legame profondo con il testo originale di Shakespeare e introducendo aggiunte minime.

La messinscena descrive lo spettacolo come un “viaggio al buio nei recessi della colpa, una riscrittura che non tradisce il testo shakespeariano”. Il lavoro di Conte richiama anche la complessa storia editoriale e teatrale della tragedia: il Macbeth, giunto a noi attraverso il First Folio del 1623, è noto per essere la tragedia più breve di Shakespeare, con un testo che si ritiene sia stato tagliato, rimaneggiato e condensato per le esigenze di rappresentazione della compagnia dei King’s Men o per recite private a corte.

Il Potere e la sua Rigenerazione

Nella rilettura proposta da Conte, un dialogo originale viene trasformato nel monologo finale affidato a Malcolm. Questo passaggio chiave sottolinea la continuità del potere, che trascende il cambio dei protagonisti: “cambia l’uomo, cambia il regno, ma il potere è in grado di rigenerarsi continuamente”. L’impianto complessivo dello spettacolo rimane fedele alla tragedia di Shakespeare, ma si concentra su questa riflessione profonda sulla natura inesauribile e rigenerativa del potere stesso.