Luca Zingaretti debutta il 4 novembre 2026 al Teatro delle Muse di Ancona con lo spettacolo Marco Polo e le città invisibili, un adattamento de Le città invisibili di Italo Calvino. La prima nazionale, con la regia e le scene di Giuseppe Dipasquale, inaugura la stagione di Marche Teatro e sarà in cartellone ad Ancona fino all’8 novembre 2026, per poi proseguire con una tournée in 19 città italiane.
Il progetto teatrale prende forma dall’adattamento di Edoardo Erba, che ha saputo trasformare il celebre romanzo di Calvino, pubblicato nel 1972, in un intenso e dinamico confronto scenico tra i personaggi di Marco Polo e Kublai Kahn.
Lo stesso Zingaretti ha confessato di aver accolto inizialmente la proposta con una notevole cautela, a causa della percepita difficoltà di portare in scena un’opera di tale complessità e profondità. Tuttavia, l'attore ha poi spiegato che la brillante scrittura di Erba è riuscita a fargli emergere la sorprendente modernità del testo calviniano, convincendolo definitivamente ad accettare la sfida. L'auspicio di Zingaretti è che il pubblico possa “subirne l’incantesimo” e che lo spettacolo possa stimolare un proficuo dibattito all'uscita dal teatro.
Nel capolavoro letterario di Calvino, il viaggiatore narra al sovrano di ben 55 città, un mix affascinante di luoghi reali e immaginarie, tutte comprese nel suo vasto e misterioso regno.
Nella versione teatrale, per esigenze sceniche e narrative, le città sono state ridotte a undici, ognuna selezionata per rappresentare un archetipo o un modo specifico di interpretare l’esistenza umana. Lo spettacolo si configura così come un profondo duello dialettico tra potere e immaginazione: da un lato, Kublai Kahn incarna il desiderio di controllo, l'ordine e l’omologazione; dall'altro, Marco Polo porta in scena la forza dell’intelligenza narrativa, la libertà della visione e la capacità critica di leggere e interpretare il presente attraverso la lente di luoghi puramente inventati.
La messa in scena proposta da Giuseppe Dipasquale stabilisce un ponte diretto tra le città immaginate da Calvino e le più pressanti questioni del nostro tempo.
Vengono così evocate metropoli soffocate dai rifiuti, le intricate e spesso invisibili reti di connessioni digitali che permeano la nostra quotidianità, e scenari di una profonda disumanità. Il regista Dipasquale descrive il suo lavoro come “una storia semplice” in cui la “leggerezza delle parole” si fa veicolo per comunicare la densità dei contenuti, offrendo al contempo una chiave di lettura per comprendere il futuro. In questo contesto, l’assessora alla Cultura del Comune di Ancona, Marta Paraventi, ha sottolineato l'importanza della rappresentazione per la città, ricordando il percorso di trasformazione di Ancona in vista della nomina a Capitale Italiana della Cultura 2028 e l’attuale fase di elaborazione del nuovo Piano urbanistico generale.
Un thriller psicologico e politico dal romanzo di Calvino
L’adattamento di Erba rilegge Le città invisibili come un thriller psicologico.