Il MAXXI Bvlgari Prize 2026, uno degli appuntamenti più attesi nel panorama dell'arte contemporanea italiana, inaugura la sua nuova edizione al MAXXI di Roma il 6 novembre 2026. L'esposizione, che riunisce i progetti artistici delle tre finaliste – Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscardini – si propone come un'occasione di profonda riflessione. Curata da Giulia Ferracci, la mostra è concepita per trasformare il prestigioso premio in un confronto diretto e stimolante con il pubblico. Secondo la curatrice, il rapporto tra il museo e l'arte contemporanea può “diventare vivace” proprio attraverso le domande che le installazioni artistiche formulano.

Le questioni centrali messe in campo dalle opere riguardano temi di grande attualità e rilevanza sociale, quali la rappresentazione, l'idea del bene comune e il riconoscimento dei corpi. L'intera esposizione sarà visitabile fino al 7 marzo 2027, all'interno dello spazio Ghell del museo, offrendo ai visitatori un percorso espositivo ricco di spunti critici e visioni innovative.

Chiara Bersani: la narrazione assente dei corpi disabili

L'opera di Chiara Bersani, intitolata Blanche. Si fece un giaciglio nel mio udito, prende avvio da una ricerca storica e personale, incentrata sulla vicenda di una piccola mummia conservata presso il British Museum. L'artista ha rivelato di essere stata profondamente colpita dalla scoperta dell'esistenza di una bambina o di un bambino, di età stimata tra i due e i quattro anni, affetto dalla medesima condizione genetica che caratterizza la sua vita: l'osteogenesi imperfetta.

Al centro dell'installazione si erge una scultura suggestiva, che richiama la forma di una lira, ma che al contempo evoca la sagoma di un sarcofago. Il punto di partenza di questa complessa riflessione artistica è la distanza tra i resti del corpo di questa antica presenza e il sarcofago stesso, il quale, pur avendo custodito per secoli tali spoglie, non ne raccontava la specificità, la condizione unica. Bersani interpreta questa lacuna come un “grande silenzio” nella narrazione storica dei corpi disabili, una storia che, a suo parere, inizia a trovare spazio nel dibattito pubblico e culturale solo a partire dal Seicento, mentre nelle epoche precedenti si registrano unicamente presenze isolate, prive di un racconto compiuto e strutturato.

Da questa profonda mancanza scaturisce il desiderio dell'artista di creare un oggetto che intenzionalmente rinunci alla simmetria, con l'obiettivo di dare forma e visibilità a corpi e persone che, fino ad oggi, sono rimasti non visti e non raccontati. Il tema del riconoscimento, indicato come fondamentale dalla curatrice Ferracci, si materializza così in una questione tangibile e profondamente politica: la scultura non si limita a illustrare una vicenda archeologica, ma interroga attivamente il modo in cui istituzioni come musei, gli oggetti stessi e gli archivi storici hanno registrato o, al contrario, sistematicamente escluso determinate presenze dalla memoria collettiva.

Adji Dieye: la persistenza dello sguardo coloniale

Con la sua opera Una resa senza caduta, Adji Dieye si confronta con il delicato e complesso tema dello sguardo coloniale e delle sue implicazioni contemporanee. L'installazione artistica propone un gesto simbolico e potente: il rovesciamento della torre di un padiglione che fu parte integrante dell'Esposizione coloniale di Parigi del 1931. Attraverso questa operazione, l'artista intende mettere in evidenza quanto quel dispositivo visivo e ideologico, nato in un contesto storico ben definito, continui ancora oggi a esercitare la sua influenza e ad agire sul presente. Il riferimento storico, dunque, non rimane confinato a un passato distante e concluso; al contrario, la forma architettonica scelta da Dieye diventa uno strumento privilegiato per osservare e analizzare la persistenza delle immagini, dei rapporti di potere e delle dinamiche che hanno radici nel colonialismo.

L'opera invita così a una riflessione critica sulla continuità di certe strutture di pensiero e rappresentazione che ancora oggi plasmano la nostra percezione del mondo e delle relazioni interpersonali e interculturali.