Giulio Base, direttore del Torino Film Festival, ha condiviso a Torino un racconto profondamente personale, svelando il legame indissolubile tra la sua storia familiare, la città piemontese e il mondo del cinema. L'occasione è stata un momento di intensa commozione, in cui Base ha ripercorso i sacrifici compiuti dai suoi genitori, giunti nel capoluogo con pochi mezzi, e ha descritto la propria infanzia trascorsa in una modesta casa di ringhiera, caratterizzata dalla condivisione del bagno con gli altri residenti del piano. Al centro del suo intervento, una dichiarazione che riassume l'essenza della sua vocazione artistica: “la passione per il cinema mi è stata trasmessa da mio padre”.
Il regista e attore ha evocato con vivida memoria l'immagine dei suoi genitori che arrivavano a Torino “con la valigia di cartone”, un'esperienza che ha affermato di aver “visto” direttamente. Questa memoria familiare non è un semplice sfondo, ma si configura come una chiave di lettura fondamentale per comprendere il suo profondo rapporto con il Torino Film Festival e, più in generale, con una città la cui identità è stata plasmata anche da significative storie di migrazione interna, di duro lavoro e di vita popolare. La commozione del direttore è riaffiorata più volte durante il suo discorso, specialmente nel toccare i temi dei sacrifici familiari e nella difficoltà di esprimere a parole un'esperienza vissuta così intensamente e in prima persona.
La figura paterna emerge come il perno centrale di questo toccante racconto. Rimasto orfano all'età di soli nove anni e gravato dalla responsabilità di quattro fratelli minori, il padre di Giulio Base aveva trovato impiego in un cinema di Napoli, dove vendeva Coca-Cola. Fu proprio quell'occupazione, durata circa dieci anni prima del trasferimento a Torino, a offrirgli l'opportunità di visionare un'incredibile quantità di film, sviluppando così un profondo amore per il grande schermo. Base ha sottolineato come quella stessa passione, così radicata nel padre, sia poi confluita in lui. Ha ricordato con affetto di aver in seguito portato il padre con sé ai festival cinematografici, condividendo giornate intere dedicate alla visione di pellicole, arrivando a guardare insieme fino a sette film in un solo giorno.
In un passaggio particolarmente intimo, Base ha stabilito un legame diretto tra la memoria del padre e il suo attuale incarico alla guida del Torino Film Festival. L'idea, quasi un desiderio, che il padre possa idealmente vederlo dirigere una manifestazione così prestigiosa, conferisce al racconto una dimensione privata e affettiva, che tuttavia si intreccia in modo indissolubile con il ruolo pubblico che il regista e attore ricopre. Il festival, in questa prospettiva, non è solo un evento cinematografico, ma diventa il luogo simbolico in cui una passione per il cinema, nata nelle sale buie di Napoli, si fonde e si consolida con una storia torinese fatta di nuovi inizi, di vita nelle case popolari e di impegno nel lavoro.
Il legame profondo con Torino e la memoria familiare
Il riferimento esplicito alla casa di ringhiera non è un dettaglio casuale, ma colloca la vicenda personale di Giulio Base all'interno di una specifica e riconoscibile geografia urbana torinese. Non si tratta solo di un elemento descrittivo, ma di un simbolo che evoca un contesto sociale e culturale ben preciso, fatto di solidarietà, di storie di vita quotidiana e di un'identità cittadina che ha accolto e integrato generazioni di persone.