Maria Latella ha illustrato il successo de La Biblioteca dei sentimenti, il programma di Rai3 che anima il sabato pomeriggio televisivo unendo libri, ospiti e stati d’animo. La giornalista ha attribuito la forza del format a un metodo preciso: la capacità di ascoltare gli interlocutori senza la ricerca ossessiva di confessioni a effetto. La trasmissione ha registrato un 4,6% di share, con picchi del 5,9%. Dopo la chiusura della prima stagione autunnale, il programma lascerà spazio alle repliche di Report, per poi tornare a dicembre con due speciali natalizi, uno il 26 dicembre e l’altro in data da definire.
Il libro come chiave di lettura
Latella concepisce il programma come uno spazio dove il libro diventa una chiave per avvicinare la persona, oltre l'autore o il personaggio pubblico. La conduttrice non mira a una televisione della rivelazione a tutti i costi, ma a un dialogo che consenta agli ospiti di esplorare interessi, fragilità e la propria memoria. Tra gli incontri più significativi, Charlotte Casiraghi ha colpito per la sua cura nella scelta delle parole e per una profondità che si discosta dall’immagine pubblica più nota.
La lettura, secondo Latella, possiede un profondo potere consolatorio. Un romanzo può accompagnare le diverse fasi della vita, aiutando il lettore a riconoscersi in storie altrui.
L’intento non è ridurre i libri a una semplice ricetta, ma riconoscere la loro capacità di aprire un passaggio emotivo. Questa filosofia pervade la trasmissione: ogni sentimento può trovare una pagina in cui specchiarsi, e ogni ospite può essere narrato anche attraverso le sue letture o le sue opere scritte.
Libri che hanno segnato un percorso
Ripercorrendo i propri riferimenti letterari, Latella menziona Piccole donne, legata all’identificazione con Jo e al precoce desiderio di scrivere, e Un albero cresce a Brooklyn, che le ha aperto l’immaginario degli Stati Uniti. Un altro titolo centrale è Bel Ami di Maupassant, testo fondamentale per comprendere il giornalismo e le sue ambiguità. La narrativa americana e quella francese si confermano due pilastri della sua formazione, personale e professionale.