Il bike sharing è ancora più diffuso del Car Sharing. Le condivisioni dei trasporti dilaga sempre più ai giorni d'oggi e se il Car Sharing conviene a tanta gente, il Bike Sharing, conviene semplicemente a tutti. È la condivisione di trasporti più utilizzata al mondo e la sua invenzione risale a più di cinquanta anni fa da parte di un piccolo gruppo di anarchici.

Attualmente questo metodo di spostarsi in città è utilizzato in centinaia di città sparse sul globo, ma non solo: ha potuto raggiungere nuove frontiere grazie al free floating, che dà la possibilità di lasciare le bici [VIDEO] in un punto qualsiasi della città, senza doverla riportare obbligatoriamente alla stazione cui è stata presa.

Come si sarà già capito, il Bike Sharing è la condivisione delle bici. Ofo è la più grande azienda basata su questo tipo di condivisione e vanta più di 10 milioni di bici in oltre 200 città e l'attività vale più di un miliardo di dollari.

Le origini del Bike Sharing

Il Bike Sharing nasce ad Amsterdam il 28 luglio 1965. La notte tra il 27 e il 28 luglio, un gruppo anarchico olandese chiamato Provo distribuì in giro per la città dei volantini su cui c'era scritto: "regno dell’asfalto della borghesia motorizzata". Il giorno successivo, due attivisti di Provo verniciarono di bianco tre biciclette che all'inizio erano di colore nero in una piazza del centro città, Spui.

Nei giorni a seguire si moltiplicò il numero di [VIDEO]bici [VIDEO] verniciate di bianco e sui volantini veniva riportata una frase che affermava che la bici bianca sarebbe stata la nuova frontiera del trasporto gratuito del comune.

Tale iniziativa fu subito stroncata: la polizia olandese sequestrò tutte le bici perché, secondo una legge del 1928, ogni singolo mezzo doveva essere dotato di lucchetto.

Il tutto finì lì, perché le bici poi vennero rubate o danneggiate. Per trent'anni non ci furono novità a riguardo, ma negli anni novanta successe qualcosa. A seguito dell'eccessivo smog prodotto dalle auto, si pensò all'idea degli anarchici una trentina di anni prima. Dunque, a Copenhagen nacque il primo Bike Sharing al mondo, nel 1995 e il suo nome era Bycykler. Già all'epoca le bici potevano essere lasciate ovunque e per usarle si doveva inserire nel manubrio una moneta da 20 corone.

Non era possibile rintracciare tramite GPS le bici e, nonostante gli accorgimenti, non erano infrequenti i furti. Tuttavia, il servizio sembrava funzionare, anche se per anni il servizio non poteva essere proposto in altri paesi per mancanza di piste ciclabili.

La svolta del Bike Sharing

Un'importante novità arrivò nel 1996 in Inghilterra, quando l'Università di Portsmouth inventò un sistema che permetteva di sbloccare le bici tramite tessere magnetiche.

Dato che ogni volta che si strisciava la tessera si veniva registrati, era molto facile risalire a chi avesse danneggiato o rubato il mezzo. L'anno dopo, toccò alla Francia. Nella città di Rennes fu proposto un servizio da circa 200 bici e 25 parcheggi. Nel 2005 fu il turno di Lione, mentre nel 2007 venne creato uno dei maggiori servizi di Bike Sharing dell'epoca, il Velib a Parigi.

A Parigi furono introdotte ben due novità: innanzitutto era possibile registrarsi tramite carta di credito che permetteva ai gestori di poter pagare il servizio e di essere rimborsati in caso di furto. La seconda novità riguardava il fatto che nelle stazioni vennero applicati dei cartelloni pubblicitari, in modo da avere un maggior rientro economico.

Velib iniziò con 6 mila bici, ma la metà furono rubate solo nel primo anno. Tuttavia, ai cittadini francesi il servizio piacque al punto da registrare ben 27 milioni e mezzo di spostamenti. In Italia il servizio è arrivato nel 2008 e attualmente ci sono 55 mila iscritti annui.