Il Congresso degli Stati Uniti si è mosso per riprendere Apple: tra il 2009 e il 2012 infatti, il noto produttore della mela morsicata avrebbe messo in piedi un sistema incredibilmente creativo, ampio e organizzato per ridurre il proprio carico fiscale attraverso una serie di divisioni estere, trattenendo per sé svariati miliardi di dollari.

È noto che le grandi corporation sottraggano al fisco nordamericano grossi quantitativi di denaro attraverso abili giochi di ingegneria fiscale, e generalmente la cosa è, per quanto strano possa sembrare, tutto sommato tollerata: non ci si spiegherebbe il perchè di tali buchi legislativi, se così non fosse.

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Questa volta però, il meccanismo e il risultato sono stati così imponenti da far partire un'indagine alla quale Apple non ha potuto rimediare.

Come si è svolto tutto questo? Apple avrebbe, in società offshore, circa un centinaio di miliardi di dollari, ed è riuscita a spostare diversi miliardi di profitti in Irlanda, dove sarebbe riuscita a negoziare un'imposizione inferiore al 2%. 

Ma la società che Steve Jobs ha fondato è riuscita a fare di meglio: perchè una società risulti a pieno titolo irlandese, questa deve necessariamente avere sede ed essere gestita sul suolo del paese, mentre Apple faceva gestire le società offshore da manager di Cupertino.

Il risultato? Che queste scatole cinesi, spesso vuote e senza alcun dipendente, risultavano residenti in nessuno stato, con conseguente mancanza totale di imposizione.

Oggi, martedì 21 maggio, Tim Cook sarà ascoltato dal Senato in merito all'elusione della sua società. Il CEO Apple ha già annunciato però di voler difendere Cupertino, e ha preparato una proposta per semplificare gli investimenti delle corporation negli Stati Uniti.