Gli americani non si sentono più i primi della classe. È il risultato di un sondaggio condotto dal sito web finanziario The Street, che ha intervistato 1005 cittadini americani chiedendo loro di indicare chi fosse, nella loro personale opinione, la potenza economica più influente del mondo. Il 59% degli intervistati ha indicato gli United States, mentre solo il 28% ha votato per la Cina.

Ma le proiezioni a sette anni mostrano convinzioni ben diverse. Alla richiesta di stimare quale paese rappresenterà la più grande potenza economica nel 2020, le percentuali variano sensibilmente: il 36% degli intervistati vota a favore della Cina, mentre a puntare sugli Stati Uniti è, questa volta, solo il 43%. Meno della metà.

Quantomeno, questo sondaggio che The Street ha condotto dà risultati più ottimistici, dal punto di vista degli americani, di quelli riscontrati in un precedente indagine condotta dal Pew Research Center, un’organizzazione che si occupa di ricerca in materie sociali ed economiche, questa primavera, secondo il quale il 44% degli esaminati vede già oggi la Cina come primo player sullo scacchiere macroeconomico, a fronte di solo un 39% che assegnava il primo posto agli States.

Una correlazione curiosa rilevata dai analisti è quella che lega la fiducia negli States al reddito degli intervistati: più alto il loro reddito dichiarato, minore la loro fiducia nelle prospettive del paese nel lungo periodo.

Una fascia della popolazione che, a prescindere dal reddito, si mostra scettica sulle possibilità della federazione di mantenere la pole position in campo economico è, purtroppo quella dei giovani tra 18 e 24 anni, mentre una buona metà degli over 65 si dice fiduciosa nel primato del paese.

Parliamoci comunque chiaro: il PIL statunitense ammonta a circa il doppio di quello del gigante asiatico, per non citare la misura pro-capite che vede gli USA godere di un vantaggio che si aggira sull’otto a uno.

Se il dragone vuole davvero raggiungere l’America, almeno su questo punto ha ancora parecchia strada da percorrere. Caso vuole che si stia dando da fare.

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