Da ieri la città americana di Detroit,capitale dello Stato del Michigan, 'town' conosciuta al mondoper essere la sede di tre delle più grandi case automobilistichemondiali, come la Ford, la Generals Motors e dellaChrysler, e per essere stata, tra le tante cose, la città natale dirock band che rimarranno nell'immaginario collettivo ancora per moltegenerazioni, come i Nirvana e i Pearl Jam, è da ieri ufficialmenteuna città fallita. Presso il Tribunale Federale Americano si èconsumato il suo verdetto con la sentenza del giudice federale StevenRhodes, una sentenza, siamo sicuri, che sarà scritta per la suaportata nella storia non solo degli Stati Uniti, ma del mondo intero.

Nel merito la Motown è stata dichiarata fallita per l'attualeimpressionante buco delle casse municipali, equivalente a 18miliardi di dollari, e per l'incapacità della stessa, dato lo statod'insolvenza, di risarcire gli oltre 100mila azionisti e creditoriche nella città dei Nirvana avevano investito i loro risparmi.

Aonor del vero, riguardo a ciò che ieri è accaduto non si puòparlare del classico 'fulmine a ciel sereno': sono anni infatti chela cronaca internazionale racconta il lento, ma progressivo, declinodella città del Michigan, una discesa che probabilmente affonderàle sue radici già a partire dagli anni precedenti l'inizio dellacrisi globale, che negli Stati Uniti con il crollo dell'istituto dicredito Lehmann Brothers ha avuto infatti avvio.

E' naturale,tuttavia, che l'ondata della crisi abbia finito per stravolgere ilsistema economico della città, spazzandone via quelli che ne erano ipilastri, le tre Big dell'industria dell'automobile. La crisi che apartire dal 2007 ha colpito la città, mettendo a tappeto 'mostri'dell'economia internazionale come la Ford, e che ha indotto, com'ènoto a tutti, la Chrysler a cedere parte dell'azienda alla nostraFiat, ha infatti generato livelli di disoccupazione senza precedentinella storia della città del Michigan, fenomeni di immigrazionedella popolazione locale verso altri lidi degli USA, e una serie dieffetti a catena che hanno condotto inevitabilmente alla clamorosasentenza di ieri.

La responsabilità del crollo diDetroit non deve essere interpretata, tuttavia, esclusivamente comeesito naturale della crisi economica: devono essere inscritteresponsabilità anche nella gestione politica della città, e dunqueguardare alla cattiva amministrazione che i vari sindaci negli ultimi30 anni hanno svolto per la città dei Grandi Laghi. Se infatti nel1985 Detroit poteva vantare agli occhi del mondo un 'posto al Sole'per la robustezza della sua economia e per una gestioneamministrativa che teneva perfettamente in ordine i conti, in soli20 anni tutte le conquiste che con il tempo la Motown si eraguadagnata, sono state dilapidate da sciagurate gestioni che ne hannoprogressivamente depauperato le casse, fino al default di ieri.

Di fronte infatti alla verità deinumeri, preso atto dell'impossibilità di porre un rimedio, il 18luglio di quest'anno il sindaco Dave Bing e il commissariod'emergenza Kevin Orr,voluto dal presidente Obama, avviaronole procedure per la bancarotta, nonostante la forte opposizione deisindacati e dei fondi pensione. Così l'inevitabile esito di ieri:Detroit sarà processata per bancarotta, e allo stesso tempo sicercherà di salvare le finanze della città privatizzando ovendendo diverse strutture municipali. E' probabile che a pagareil prezzo più alto per l'adozione di queste 'estreme' misure sarà,come sempre, la popolazione civile, che si vedrà oltre chedanneggiata per l'assenza di lavoro, beffata per il taglio previstoai servizi di Welfare sanitario e pensionistici.



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