Si prospettano tempi bui per l'azienda automobilistica di Wolfsburg, si parla infatti di 11 milioni di auto Volkswagen adulterate, più di quelle che la stessa immatricola in un anno. La casa automobilistica tedesca ha infatti dichiarato dei valori inquinanti decisamente inferiori del suo motore diesel, la scoperta della irregolarità è stata fatta negli Usa.

Tra multe (circa 18 miliardi) e le conseguenze della loro disonestà (15 miliardi), la società dovrà dire addio a circa 33 miliardi di euro.

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Le azioni sono in ribasso, gli investitori temono infatti che l'azienda non abbia taroccato solo i valori delle auto vendute negli States ma anche di quelle presenti in altri stati. L'azienda dal canto suo chiede fiducia e spera che non ricadano su 600 mila persone, tanti sono i dipendenti della casa tedesca, le colpe di pochi. 

Die Welt: "Berlino sapeva di falsi controlli"

Ma lo scandalo non sembra diminuire, anzi: il ministro delle finanze francese, Bernard Spain, chiede un' inchiesta a livello europeo, il nostro ministro dell'ambiente Gianluca Galletti chiede di fermare le vendite del marchio tedesco in Italia in caso fosse stato utilizzato il software incriminato.

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Anche dal Corea si annunciano dei controlli. Il governo transalpino e il Ministero dei Trasporti di Berlino annunciano ulteriori indagini. 

Da Bruxelles  si difendono "E' prematuro dire se sia necessaria qualsiasi misura di sorveglianza specifica anche in Europa e se i veicoli Volkswagen venduti in Europa abbiano lo stesso difetto. Stiamo comunque prendendo in esame la questione molto sul serio. Siamo in contatto con l'azienda e l'Agenzia Usa per l'Ambiente (Epa)", ha dichiarato Lucia Caudet, portavoce per il Mercato Interno. 

Il governo tedesco, a conoscenza di come alcune marche utilizzassero dei software per aggirare i controlli sulle emissioni, dovrebbe essere sotto accusa quanto la Volkswagen.

La cancelliera Angela Merkel, che sa tanto di maestrina dalla penna rossa, forse prima di correggere i compiti al resto d'Europa dovrebbe imparare a farlo prima a casa sua.

 

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