Dopo il decreto legge varato dal Governo per il salvataggio delle 4 banche malate, l’Unicredit, l’Intesa San paolo, e l’Ubi Banca anticiperanno 4 miliardi di euro di finanziamenti. Un primo finanziamento da 2,35 miliardi verrà rimborsato dal Fondo di risoluzione entro dicembre 2015. Intesa, Unicredit e Ubi con una seconda linea di credito metteranno a disposizione altri 1,65 miliardi con scadenza a 18 mesi meno un giorno. Intesa San Paolo proprio su questo secondo finanziamento ha fatto sapere che Cassa Depositi e Prestiti ha assunto un impegno di sostegno finanziario in caso di incapienza del Fondo di risoluzione che scatterebbe alla data di scadenza del finanziamento.

L’annuncio ha provocato la reazione immediata da parte del Financial Times che ha subito precisato, citando un professore della New York University, come tale secondo finanziamento rientra nella categoria degli aiuti di Stato proprio perchè dietro c’è la Cassa depositi e prestiti. E' infatti risaputo che Cassa depositi e Prestiti costituisce uno strumento per coprire gli interventi del Governo.

Cosa c’è dietro l’attacco del Financial Times ?

L’attacco del Financial Times nasconde in realtà una dura e sconvolgente verità. Dalla crisi del 2008 ad oggi in molti Stati europei il salvataggio delle banche avviene di fatto con l’intervento dello Stato. Consoliamoci dunque perché questo tipo di ‘operazioni finanziarie’ sono diffuse in tutta Europa proprio per via di un lento decadimento del settore bancario nel suo complesso verso cui si canalizzano forti pressioni per ridurre i costi.

Con il risultato di determinare nel 2014 in Francia la chiusura di 167 istituti bancari. La situazione non è migliore nemmeno in Italia, dove l'Unicredit ha annunciato la chiusura di 800 filiali entro il 2018. Molti economisti pensano che manchi una visione d’insieme. Sta di fatto che oggi molte banche invece di provvedere ad un miglioramento delle performance cercano di restare a galla attraverso delle strategia difensiva di contenimento di problemi come la grossa perdita di asset.

Ecco perchè molti esperti del settore auspicano un' immediata soluzione ad un crisi, quella bancaria che ha assunto dimensioni molto estese.

Quali sono le altre banche nel resto dell’Europa salvate dall’intervento statale?

La casistica delle banche europee tirate su per i capelli dai vari Governi europei comincia citando la Royal Bank of Scotland (Rbs) la quale da una parte pagava bonus e dall’altra sommava perdite per decine di miliardi di sterline.

La Rbs fu poi soccorsa dal governo britannico. Per non scordarsi della ABN Amro salvata sette anni fa dal fallimento dallo Stato olandese che ha speso 21 miliardi di euro. Il collasso della banca causò inoltre la perdita di molti posti di lavoro. La banca di recente ha lanciato un’Offerta Pubblica Iniziale (IPO) che prevede il collocamento del 23% della banca sul mercato borsistico. Anche in Germania la Hypo Real Estate Holding fu nazionalizzata nel pieno dell'ultima crisi finanziaria. La stessa aveva creato una bad bank chiamata FMS Wertmanagement che aveva in pancia 200 milioni di dollari di titoli a debito. Ricordiamo anche gli ingentissimi aiuti del Governo tedesco per il salvataggio di Commerzbank, il cui azionista principale è oggi appunto il governo tedesco.

Quello che resta da chiedersi è: perchè l’intervento statale a supporto di istituti di credito nazionali non è l’eccezione ma una regola? Per info di economia premi il tasto segui accanto al nome.

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