Ieri sera, a Palazzo San Macuto, la Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario presieduta dal senatore Pier Ferdinando Casini, ha audito per 3 ore l'ex presidente della banca Popolare di Vicenza, Gianni zonin, allo scopo di chiarire se ci siano state delle reali pressioni per la fusione di Banca Popolare di Vicenza con Veneto Banca o con Banca Etruria.

Durante le tre ore, Zonin ha ripetuto più volte le espressioni "non era compito mio", "non ricordo", "non sapevo", definendosi un "imprenditore prestato alla Banca", ignaro dei conti correnti dei Servizi Segreti, dei finanziamenti definiti "Baciati", che sono quei prestiti che venivano erogati ai clienti che contestualmente compravano le azioni della banca.

In effetti Zonin grande imprenditore lo è stato, grazie alle sue cantine e ai suoi terreni sparsi in giro per il mondo che ora sono guidate dai figli, autodefinendosi più volte in passato "viticoltore prestato alla finanza". Nelle vesti di imprenditore, ha dichiarato ai giornalisti di aver perso anche lui molti soldi. Difeso dall'avvocato Enrico Ambrosetti, ha affermato di non aver subito alcuna pressione per il tentativo fallito di fusione con la "sorella" Veneto Banca, mentre ha rivelato di aver valutato nel 2014 come opportunità di mercato Banca Etruria, per la quale vennero offerti circa 200 milioni, ma con risposta negativa.

Anche il responsabile della vigilanza di Banca d'Italia, Carmelo Barbagallo, in audizione ha negato ogni forma di pressione a riguardo, rivelando anche un dettaglio particolare successivo al rifiuto della proposta vicentina, quando il management di Banca Etruria comunicò l’intenzione di trasformare l'istituto in Spa, grazie all'ingresso di industriali locali e di un improbabile fondo del Qatar che, in realtà, non si è mai presentato a Banca d'Italia.

Ha attribuito alla crisi economica e alle "regole cambiate in corsa" il fallimento della Banca Popolare di Vicenza, al quale è seguita l'acquisizione ad un euro da parte di Banca Intesa San Paolo, e proprio lunedì scorso s'è conclusa la totale integrazione dei clienti nei propri sistemi delle banche ex-venete.

Martedì, a Vicenza, Zonin dovrà parlare alla presenza dei giudici, e in quest'occasione verrà stabilito se è stato attore protagonista o semplice spettatore come ha dichiarato.

Zonin: fiducia nella giustizia

Nella serata di ieri, una nota stampa emessa dopo l'audizione da parte della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul sistema bancario e finanziario italiano, è stata inviata da Zonin che ha manifestato "piena disponibilità a collaborare affinché vengano ricostruiti con completezza i fatti e le dinamiche che hanno determinato lo stato di crisi di Banca Popolare di Vicenza".

Infine l'imprenditore ha manifestato la sua piena fiducia nei lavori della Commissione e nella giustizia ordinaria, con la speranza di poter fare chiarezza su quanto accaduto, e di poter dimostrare di aver agito sempre in buona fede.

La Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario, oltre ad avere il senatore Casini alla presidenza, e alla vicepresidenza l'onorevole Brunetta e il senatore Marino, è composta dai segretari senatori Tosato e Zeller, dai senatori Augello, Bellot, Ceroni, D'Alì, De Pin, Del Barba, Fabbri, Giannini, Girotto, Marcucci, Martelli, Migliavacca, Mirabelli, Molinari, Pagnoncelli e Sangalli.

Tra i deputati, invece, ci sono: Bonifazi, Capezzone, Cenni, Dal Moro, Dell'Aringa, Meloni, Orfini, Paglia, Ruocco, Sanga, Savino, Sibilia, Tabacci, Tancredi, Taranto, Vazio, Villarosa, Zanetti e Zoggia.

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