I pastori sardi hanno ripreso la loro mobilitazione, riunendosi in assemblea a Tramatza, in provincia di Oristano, per chiedere un confronto urgente entro il mese di settembre. L'obiettivo è discutere la prossima campagna lattiero-casearia in Sardegna, un appuntamento cruciale per il futuro del settore. La richiesta è chiara: un tavolo di discussione che coinvolga tutti gli attori della filiera, dai produttori ai trasformatori (sia cooperativi che industriali), dai consorzi alla Regione, con la partecipazione attiva degli assessorati dell’Agricoltura e della Sanità.
Al centro delle rivendicazioni vi sono questioni fondamentali per la sopravvivenza degli allevamenti isolani: il prezzo del latte ovino, l'inevitabile aumento dei costi di produzione e le gravi problematiche sanitarie che affliggono gli animali, in particolare la dermatite bovina e la lingua blu. L'assemblea, tenutasi il 15 settembre 2026, segna una ripresa significativa della protesta, a sette anni di distanza dalle mobilitazioni del 2019, quando il malcontento del comparto sfociò anche in gesti simbolici come il versamento di latte di pecora sulle strade.
I portavoce del movimento, Gianuario Falchi, Fabio Pisu, Mario Carai e Nenneddu Sanna, hanno sottolineato l'importanza di affrontare queste tematiche prima dell'avvio della nuova campagna, prevista per la fine di ottobre, senza attendere il saldo che tradizionalmente avviene a febbraio.
Hanno evidenziato come la campagna precedente si stia chiudendo con un prezzo di 1,40 euro al litro, una quotazione ritenuta insostenibile. Per la nuova fase, la richiesta minima è di partire da almeno 1,60 euro al litro, una soglia considerata necessaria per garantire la redditività e la continuità delle aziende.
Prezzo del latte e insostenibilità dei costi di produzione
Il documento scaturito dall'assemblea degli allevatori lega in modo indissolubile la richiesta di un prezzo più elevato del latte all'incremento esponenziale dei costi che le aziende devono sostenere quotidianamente. Tra gli esempi più lampanti citati dai rappresentanti figurano il prezzo del gasolio agricolo, che ha raggiunto 1,60 euro, e quello del concime, a 1,20 euro.
A questi si aggiunge una spesa considerevole, stimata tra i 500 e i 600 euro, per la coltivazione di un ettaro di erbaio, essenziale per l'alimentazione del bestiame.
I portavoce hanno ribadito con forza: “Vogliamo essere aggiornati sulle problematiche relative al settore e sul prezzo della prossima campagna latte che parte a fine ottobre senza attendere il saldo a febbraio”. La posizione unanime dei pastori è che il comparto non possa più permettersi di produrre in perdita. Per la produzione di latte ovino, una prima stima indica come prezzo minimo di partenza 1,60 euro al litro. In assenza di un confronto costruttivo e di risposte concrete alle loro istanze, gli allevatori sardi si dichiarano pronti a tornare in piazza, riprendendo le forme di protesta già viste in passato.
Hanno aggiunto, con determinazione: “come nel 2019 dobbiamo salvare il nostro lavoro”.
Pecorino Romano Dop e prospettive del comparto
Tra le molteplici preoccupazioni discusse durante l'assemblea di Tramatza, un ruolo di primo piano è stato riservato al prezzo del Pecorino Romano Dop. Questo prodotto, simbolo dell'eccellenza casearia sarda, è considerato un elemento di cruciale importanza per la stabilità e la redditività dell'intera campagna lattiero-casearia. La sua quotazione incide direttamente sulla remunerazione del latte e, di conseguenza, sulla sostenibilità economica degli allevamenti. La diminuzione delle quotazioni all'ingrosso rispetto a gennaio e la flessione dei prezzi medi all'origine su base annua sono fattori che alimentano ulteriormente l'inquietudine nel settore.