La Federazione Armatori Siciliani ha giudicato insufficienti gli interventi del Governo Meloni sul caro carburanti per la pesca, annunciando lo “sciopero fiscale”. Da Catania, il 23 ottobre 2026, è giunta la richiesta di un confronto urgente con governo nazionale e Regione Siciliana. Confermata la sospensione della manifestazione nello Stretto di Messina, legata al caro gasolio e alle difficoltà economiche del settore.
Le richieste degli armatori sono chiare: fissare il prezzo del gasolio per la pesca tra 60 e 70 centesimi al litro. Il documento chiede anche chiarimenti sui 285 milioni di euro del regime europeo Metsaf e una moratoria fiscale per le imprese.
La Federazione sostiene che le misure annunciate non bastano, giudicando insoddisfacente il nuovo decreto del Governo Meloni sul caro carburanti.
Sciopero fiscale dal 24 ottobre
Dal 24 ottobre, prenderà il via lo sciopero fiscale. Questa mobilitazione è legata alle difficoltà delle imprese della pesca nel sostenere obblighi fiscali e contributivi nell'attuale crisi. La Federazione ha sollecitato la presidente Giorgia Meloni e il ministro Giancarlo Giorgetti per un provvedimento straordinario: sospensione temporanea di imposte e contributi per aziende in difficoltà, con rateizzazione.
Urgente l'introduzione di strumenti di sostegno alla liquidità per evitare la chiusura definitiva delle attività.
La Federazione Armatori Siciliani sottolinea la necessità di un intervento strutturale che contenga il costo del carburante, supporti la liquidità e garantisca trasparenza nell'uso delle risorse. La vertenza resta aperta, nonostante la sospensione della manifestazione nello Stretto di Messina.
Le istanze precedenti
La protesta dei pescatori siciliani contro il caro gasolio era già legata alla vertenza sul costo del carburante e alle difficoltà del settore.