La Fim-Cisl sollecita una nuova prospettiva industriale per lo stabilimento Stellantis di Termoli. La richiesta, avanzata il 6 ottobre 2026 dal segretario generale Ferdinando Uliano, è motivata dalla rinuncia alla Gigafactory e mira a salvaguardare i circa 1.800 lavoratori e il tessuto produttivo molisano.
Il sindacato sottolinea l'urgenza di nuove attività per il sito. La cancellazione della Gigafactory impone una ridefinizione strategica delle produzioni, essenziale per la continuità industriale e occupazionale a Termoli.
Proposte per il Futuro Produttivo
Attualmente, Termoli produce motori a benzina Gse (1.0 e 1.5), Gme e V6. La Fim-Cisl ritiene queste produzioni insufficienti e chiede a Stellantis l'assegnazione di nuove motorizzazioni e nuove attività. Si suggerisce anche di riconsiderare, alla luce delle joint venture, la produzione di componenti per batterie o autovetture BEV.
Nel piano industriale di Stellantis, sono previsti per Termoli il nuovo cambio Edct e l'adeguamento del motore Gse alla normativa Euro 7. La Fim-Cisl, pur riconoscendo il valore industriale di tali interventi, li considera non sufficienti a risolvere la questione dei volumi e a delineare una prospettiva complessiva per il sito.
Criticità su Volumi e Occupazione
L'assegnazione del nuovo cambio Edct a Termoli (primo semestre 2026) prevede circa 300.000 unità e un impatto occupazionale stimato in 250-300 lavoratori. L'adeguamento del motore Gse alla versione Euro 7 prolungherà parte della produzione oltre il 2030. Tuttavia, il sindacato ritiene che questi investimenti non costituiscano una garanzia sufficiente per il futuro dell'impianto e per la piena occupazione.
La Fim-Cisl insiste affinché il motore Gse sia impiegato su più marchi e piattaforme Stellantis, inclusa la nuova architettura Stla One. La motorizzazione della Pandina e della 500 ibrida non è considerata adeguata a garantire piena occupazione e continuità. Dal primo semestre 2027, la situazione richiede ulteriori interventi per la sostenibilità del sito.