A Milano, l’8 ottobre 2026, il piano strategico con cui l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, sta cercando di contrastare l’Opas di Intesa Sanpaolo ha incassato un significativo doppio rifiuto. Il gruppo Caltagirone, che detiene il 13,5% del capitale ed è il secondo azionista di Monte dei Paschi di Siena, ha ufficialmente annunciato che voterà contro le proposte avanzate dal vertice della banca durante l’assemblea prevista per il prossimo 29 ottobre. Una posizione analoga è stata assunta dal fondo Praude, titolare dello 0,72% del capitale di Mps, rafforzando così il fronte del “no”.

A queste importanti prese di posizione si aggiunge la decisione di Crédit Agricole in merito all’Ops su Banco Bpm. L’amministratore delegato Olivier Gavalda ha chiaramente dichiarato la scelta di “non conferire le azioni”. Questa mossa, che riguarda l’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm, si inserisce pienamente nel complesso quadro delle operazioni bancarie strettamente connesse al piano di rilancio e difesa di Mps.

Il peso crescente del fronte contrario

Il fronte degli azionisti contrari al piano di Lovaglio si sta consolidando e ampliando. Esso include già Delfin, con una quota del 17,5%, e il gruppo Benetton, che detiene l’1,45% del capitale. Con l’ingresso formale nel “no” del gruppo Caltagirone e del fondo Praude, la percentuale complessiva dei soci che si oppongono alle delibere supera ora il 33% del capitale.

Tale soglia rende di fatto impraticabile l’approvazione in sede assembleare delle delibere cruciali relative alle Ops per Banco Bpm e Banca Generali, operazioni che rappresentano pilastri fondamentali delle proposte portate avanti dall’amministratore delegato Lovaglio.

Il consiglio di amministrazione di Fgc, la holding del gruppo Caltagirone, ha deliberato in modo univoco di esprimere voto contrario su tutti e cinque i punti della parte straordinaria all’ordine del giorno dell’assemblea. Questa decisione riflette le attente valutazioni espresse dal comitato degli indipendenti. Anche Praude, pur riconoscendo i “grandi meriti” dell’operato di Lovaglio alla guida di Mps, ha confermato il proprio voto contrario e ha manifestato l’intenzione di aderire all’Opas di Intesa Sanpaolo, giudicata dal fondo equa e conveniente per gli azionisti.

Le operazioni su Banco Bpm, Banca Generali e l’aumento di capitale Unipol

Le delibere al centro del prossimo passaggio assembleare di Mps riguardano principalmente le strategiche operazioni su Banco Bpm e Banca Generali. Nel caso specifico di Banco Bpm, la netta posizione espressa da Crédit Agricole comporta il mancato conferimento delle proprie azioni nell’ambito dell’Ops. Il quadro assembleare di Mps si presenta, dunque, fortemente condizionato dal peso di soci che, sommati, superano ampiamente un terzo del capitale sociale, configurando uno scenario di notevole complessità per la governance della banca.

Parallelamente a questi sviluppi, Unipol sta procedendo con un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, un’operazione finanziaria di rilievo destinata a finanziare l’acquisizione degli sportelli di Mps.

Le nuove azioni saranno emesse al prezzo di 20,56 euro ciascuna, applicando uno sconto del 18,75% rispetto al valore di mercato. L’avvio di questo aumento di capitale è previsto per lunedì, segnando un ulteriore tassello nel riassetto del panorama bancario italiano.