Il direttore generale di Confindustria, Maurizio Tarquini, ha rilanciato a Roma una proposta ambiziosa per il futuro economico del Paese: un “Pnrr 2.0” che veda il risparmio privato convergere verso gli investimenti pubblici. L'iniziativa, presentata il 13 ottobre 2026, mira a non considerare il Piano nazionale di ripresa e resilienza una parentesi conclusa, ma piuttosto un punto di partenza per un nuovo e duraturo percorso di sviluppo.

Tarquini ha enfatizzato la necessità di superare la visione del Pnrr come un evento isolato, affermando con decisione: “Non possiamo considerare il Pnrr una parentesi”.

La sua analisi si concentra sull'ingente volume di risorse finanziarie private attualmente immobilizzate. Si tratta di circa 1.500 miliardi di euro depositati sui conti correnti, che generano un rendimento nullo, e ulteriori 400 miliardi custoditi nei fondi di previdenza. L'obiettivo strategico è chiaro: sbloccare una parte significativa di queste risorse per indirizzarle verso progetti e iniziative di carattere pubblico, capaci di generare valore per l'intera collettività.

Strategie per mobilitare il risparmio privato

Il quadro delineato da Tarquini per l'attivazione di questo “Pnrr 2.0” prevede un'attenta calibrazione di strumenti volti a facilitare il collegamento tra il risparmio privato e l'investimento pubblico.

Il direttore generale di Confindustria ha specificato che l'attuazione di tali misure richiederà l'introduzione di meccanismi di incentivo e disincentivo. Queste proposte sono state avanzate da Confindustria come parte integrante delle indicazioni per la prossima manovra economica. L'intento è creare un ambiente favorevole all'afflusso di una porzione della vasta liquidità privata e delle risorse accumulate nei fondi previdenziali verso progetti di utilità pubblica, senza alterare la natura del percorso già avviato dal Pnrr, ma piuttosto estendendolo e rafforzandolo.

La visione di Tarquini si inserisce in un contesto economico delicato, proprio mentre il Pnrr si avvia alla sua fase conclusiva e si percepisce il rischio di una potenziale frenata della crescita economica.

La stima fornita da Confindustria evidenzia come anche una quota relativamente contenuta delle risorse identificate possa generare un impatto considerevole. Nello specifico, l'attivazione di appena l'1% delle somme sui conti correnti e il 2,5% dei fondi di previdenza porterebbe a un totale di circa 25 miliardi di euro. Questa cifra, definita da Tarquini una “spinta notevolissima”, rappresenterebbe un impulso fondamentale per sostenere e rilanciare la crescita del Paese in un momento strategico.