Le autorità serbe hanno annullato il provvedimento di espulsione emesso il 4 settembre contro Massimo Moratti, esperto italiano di diritti umani. La decisione del 22 settembre 2026 revoca anche il divieto d’ingresso di un anno. La notizia è stata confermata a Belgrado dall'Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, con cui Moratti collabora da anni.
Il caso aveva avuto una prima svolta il 18 settembre 2026, con una sospensione di 15 giorni della decisione di espulsione, in attesa dell'appello. Prima della revoca, la Commissione europea aveva espresso preoccupazioni sul caso all'Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa.
Il provvedimento e le motivazioni
Il provvedimento originario del 4 settembre era seguito al respingimento del rinnovo del permesso di soggiorno di Moratti. Le autorità serbe avevano motivato la decisione citando presunti “rischi inaccettabili per la sicurezza del Paese”. L’ordine prevedeva che Moratti lasciasse il territorio serbo entro 15 giorni, con divieto di ingresso per un anno.
Massimo Moratti, esperto di diritti umani, collabora con l'Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. Organizzazione e consorzio Media Freedom Rapid Response avevano collegato il provvedimento alla sua attività in difesa di diritti umani e libertà di stampa. L'ambasciata italiana a Belgrado era intervenuta con comunicazioni alle autorità serbe.
Il profilo e l'impegno nei Balcani
Moratti lavora da oltre vent’anni nella regione balcanica e collabora con l'Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa dal 2005. Tra il 2011 e il 2018, in Serbia, ha operato su progetti UE a sostegno di sfollati, rifugiati e richiedenti asilo. Si è poi trasferito a Londra, dove ha ricoperto l'incarico di vicedirettore dell’Ufficio regionale europeo di Amnesty International.
Moratti è membro attivo del team del consorzio Media Freedom Rapid Response, nel quadro delle attività seguite dalle organizzazioni.