Il Parlamento europeo ha approvato, il 17 settembre 2026, una risoluzione sulla crisi migratoria di Ceuta e Melilla. Il voto si è concluso con 339 favorevoli, 225 contrari e 16 astensioni. Il testo è stato adottato grazie al sostegno del Partito Popolare Europeo (PPE) e delle forze di destra, dopo il fallimento dei tentativi di raggiungere un accordo con i Socialisti e la maggioranza che sostiene Ursula von der Leyen.

La risoluzione contiene un riferimento diretto alle politiche del governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez. Nel passaggio centrale, il Parlamento europeo esprime profonda preoccupazione per la politica di regolarizzazione su vasta scala perseguita dall'esecutivo Sanchez, considerandola un potenziale 'pull factor'.

Questa formulazione lega la discussione sulla crisi di Ceuta e Melilla alle politiche di regolarizzazione spagnole e al tema dei movimenti irregolari verso il territorio europeo.

Contenuto della risoluzione europea

Nel testo approvato, l'Eurocamera condanna fermamente la strumentalizzazione della migrazione irregolare come elemento di guerra ibrida. La risoluzione inquadra gli ingressi massicci dal Marocco non solo come crisi migratoria, ma come un uso dei flussi irregolari contro l'integrità territoriale di uno Stato membro. Il documento richiama inoltre il Marocco a assumere responsabilità nella gestione degli attraversamenti verso Ceuta.

La risoluzione include riferimenti a presunti ritardi e decisioni del governo spagnolo.

Promosso dal Partito Popolare (PP) e sostenuto in aula dalla destra e ultradestra, il testo ha ottenuto la maggioranza senza l'accordo con i Socialisti. La votazione ha evidenziato una chiara convergenza tra PPE e destre sul dossier di Ceuta e Melilla, con il punto sulle regolarizzazioni del governo Sanchez che è rimasto tra gli elementi qualificanti del documento.

Ceuta, Melilla e i rapporti con Rabat

Le città di Ceuta e Melilla sono centrali nella risoluzione in quanto territori spagnoli e dell'Unione europea situati sulla sponda nordafricana. Il testo collega la crisi migratoria agli ingressi dal Marocco e alla gestione dei rapporti con Rabat. In questo quadro, il Parlamento europeo chiede anche meccanismi specifici dell'Unione europea per sospendere o recuperare fondi destinati a Paesi partner in caso di mancata cooperazione.