Mosca, 6 settembre 2026, ore 13:12. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha duramente criticato le recenti accuse mosse dalla Germania contro la Russia in relazione a presunti incidenti con droni all'aeroporto di Lipsia. Lavrov ha definito la posizione tedesca e la conseguente rappresaglia diplomatica di Berlino come «l'inizio di una vera guerra», sottolineando una grave escalation nelle relazioni bilaterali.
Il ministro russo ha collegato direttamente le accuse rivolte a Mosca al ritrovamento di un drone nello scalo tedesco, sostenendo con fermezza che l'attribuzione della responsabilità alla Russia sia avvenuta «senza un'indagine adeguata».
«Hanno trovato un drone. Hanno detto che era un drone russo, ma nessuno si è preso la briga di indagare. Questo è, in linea di massima, l'inizio di una vera guerra», ha dichiarato Lavrov in un'intervista rilasciata all'agenzia della televisione di Stato, ripresa successivamente da Interfax. La sua affermazione evidenzia una profonda sfiducia nei confronti del processo investigativo tedesco e delle conclusioni raggiunte da Berlino.
L'episodio dei droni all'aeroporto di Lipsia
Le dichiarazioni di Lavrov si riferiscono a una serie di eventi verificatisi nell'agosto 2026 presso l'aeroporto di Lipsia. Il 4 agosto, nello scalo, è stato rinvenuto un drone equipaggiato con una carica esplosiva, un ritrovamento che ha immediatamente sollevato preoccupazioni.
Poco dopo, è stata segnalata anche una presunta collisione di un secondo veicolo aereo senza pilota con un aereo cargo della compagnia DHL, aggiungendo un ulteriore elemento di complessità alla vicenda. A distanza di dieci giorni dal primo ritrovamento, è stato individuato un terzo apparato, accompagnato da altri esplosivi, consolidando l'idea di un'azione coordinata e intenzionale.
Il governo tedesco ha prontamente attribuito alla Russia la responsabilità di quello che è stato definito un attacco ibrido, una mossa che ha innescato una serie di severe misure diplomatiche. La reazione di Berlino ha incluso la decisione di chiudere il consolato generale russo a Bonn a partire dal 18 settembre, la cancellazione del contratto che regolava le attività del centro culturale Casa Russa a Berlino e la convocazione dell'ambasciatore russo presso il ministero degli Esteri tedesco, segnando un netto deterioramento delle relazioni diplomatiche.
La risposta di Mosca e le contromisure
In risposta alle decisioni tedesche, il ministro Lavrov ha denunciato pubblicamente le azioni di Berlino riguardanti il consolato generale russo a Bonn e la Casa Russa a Berlino. Come contromisura diretta e simmetrica, Lavrov ha annunciato la chiusura di tutte le filiali dell'Istituto Goethe in Russia. Questa mossa è stata presentata come una risposta inevitabile alle misure decise unilateralmente da Berlino, sottolineando la volontà di Mosca di reagire con fermezza alle provocazioni percepite.
La posizione espressa da Lavrov continua a mantenere al centro la contestazione dell'attribuzione tedesca dell'episodio alla Russia. Il ministro ha ribadito l'importanza di un'indagine approfondita e imparziale, collegando il ritrovamento del drone, le accuse rivolte a Mosca e la successiva rappresaglia diplomatica come un'unica catena di eventi che, a suo dire, manca di una base probatoria solida. La disputa sui droni a Lipsia si configura così come un punto di frizione significativo, con implicazioni potenzialmente gravi per il futuro dei rapporti tra Russia e Germania.