A Bruxelles, la Commissione europea ha chiarito che la telefonata intercorsa tra il presidente finlandese Alexander Stubb, il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e Vladimir Putin rientra in un’iniziativa bilaterale. La comunicazione è stata diffusa il 28 ottobre 2026, durante il briefing stampa, e ha collegato il colloquio a un precedente incontro svoltosi a Oslo la settimana prima. La Commissione ha sottolineato l’importanza di mantenere una posizione coesa nei contatti con il presidente Putin.

La posizione ufficiale dell'Unione Europea

Il fulcro della dichiarazione di Bruxelles riguarda la natura della telefonata.

Il contatto tra Stubb, Støre e Putin, secondo la ricostruzione della Commissione, si è svolto in un contesto strettamente bilaterale e non altera la linea politica dell’Unione europea riguardo al conflitto. È stato ribadito l’impegno dell’UE a lavorare per la fine della guerra e per il raggiungimento di una pace giusta e duratura. La Commissione ha evidenziato come cruciale il mantenimento di un messaggio unito, indipendentemente dai futuri dialoghi con il presidente Putin.

La posizione espressa a Bruxelles bilancia due aspetti: da un lato, il carattere bilaterale dell'iniziativa telefonica; dall'altro, la necessità di una linea comune che l'Unione europea intende preservare. Il riferimento all'incontro di Oslo della settimana precedente inserisce la telefonata in una sequenza già avviata, senza conferirle un mandato generale a nome dell'Europa.

La Commissione ha ribadito con fermezza che l'obiettivo primario rimane la cessazione del conflitto e l'instaurazione di una pace giusta e sostenibile.

Il dibattito sui canali diplomatici diretti

Il colloquio telefonico tra il presidente finlandese e il primo ministro norvegese con Putin si inserisce nel più ampio dibattito europeo sull'apertura di canali diretti con la Russia. In questa prospettiva, Stubb e Støre hanno agito in qualità di leader dei rispettivi Paesi, senza un mandato esplicito per rappresentare l'intera Europa. Tale telefonata viene interpretata come uno dei segnali di una maggiore disponibilità europea a intavolare discussioni dirette con Mosca sia sul conflitto in Ucraina sia sulla sicurezza complessiva del continente.