Si parla spesso di strategieanti-crisi per quanto riguarda il mondo del lavoro. Secondo alcuni dati statistici e studi fatti daDatagiovani per Il Sole 24 Ore, l’Italia al momento si sta distinguendo in Europaper la crescita di giovani lavoratori autonomi, denominati own account workers.

Secondo i dati raccolti, il nostropaese, con il 15% di lavoratori autonomi sotto la soglia dei 40 anni, ha superato la Francia e laGermania, che raggiungono appena il 5%, mentre la media dell'area euro si attesta intorno al 7,5%.

Dato interessante, che fariflettere sulla forte crisi lavorativa dei giovani under 40, sulle difficoltà economiche e di costi che comportal’assunzione di personale da parte delle PMI italiane e sul quale il governoancora non ha fatto riforme adeguate.

E fa riflettere anche su come igiovani italiani siano disposti a mettersi in gioco, con senso diresponsabilità, costruendosi da soli il loro futuro lavorativo (anche se spessoaprire la partita IVA è una scelta obbligata), esponendosi ai “capricci”dell’andamento economico sul territorio.

Ma quali sono i settori scelti dainuovi own account workers?

Il primo è la ristorazione, settoreche per eccellenza risponde al nostro miglior marchio del Made in Italy,seguito a ruota dai servizi di noleggio e consulenza alle imprese, servizi nel settore informatico e in quello della comunicazione, e poila consulenza finanziaria ed assicurativa.

Fanalino di coda della sceltasettoriale lavorativa sono l’edilizia, l’agricoltura e il manufatturiero, purtroppo per lanecessità di avere un capitale sostanzioso da investire all’inizio e la difficoltà di accesso al credito.

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Ma con il nuovo esercito di own account workers, c’è un altro fenomeno che in Italia sta dilagando sempre dipiù: il co-working.

Lavorare in un contesto social in effetti è un'ottima risposta alleesigenze di un lavoratore indipendente. Innanzitutto permette di dividere icosti fissi tipici di un’attività lavorativa con altri, inoltre di avere nuovistimoli e creare nuove sinergie lavorative.

Per avere un’idea della crescitadel coworking basta dare un’occhiata alle bacheche affisse all’interno degliuffici degli ordini professionali, oppure a siti web di annunci.

Dividere i costi è importante quandosi inizia, e lo è ancora di più se si possono dividere con persone accomunate dallo stesso lavoro, grazie alle quali si può trovare un supporto morale e anchedi consulenza.

A proposito di co-working, alcuneistituzioni pubbliche ultimamente si stanno impegnando su questo fenomeno conrisultati soddisfacenti. Come ad esempio a Milano, dove il 6 febbraio è statacelebrata la "Giornata del lavoro agile" che consiste in una giornata in cui aziende private, enti pubblici,associazioni di categoria, cooperative, sindacati, studi professionalipermettono ai lavoratori di lavorare da casa, o da una postazione di co-working.Una sperimentazione che ha sbalordito Palazzo Marino per la partecipazioneavuta e dal successo che sta riscuotendo ancora.

Ma co-working assume il suosignificato vero quando non si limita alla condivisione di spazi, ma punta a faravvicinare persone che condividono la passione per l’attività che svolgono, perl’innovazione, per un lavoro che si ama e per il quale ci vuole uno spazio adeguato.Perché nel co-working "quello checonta sono le persone, tutto dipende dalla loro energia e dalla loroiniziativa", come disse Brad Neuberg nel 2005, l’ideatore del primo co-working a Los Angeles, in America.

Che si stia aprendo una nuovafrontiera imprenditoriale anche qui in Italia? Chissà. Ma chi produce nuoveidee ed iniziative è sempre il benvenuto.



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