abercrombie & Fitch è un'illustre casa di moda statunitense, fondata a Manhattan nel 1892 da David Abercrombie e Ezra Fitch. La sua sede ufficiale a New Albany, sobborgo di Columbus, in Ohio ma ha anche un ufficio internazionale a Milano.

L'azienda è specializzata nell'abbigliamento casual giovanile e negli ultimi anni ha fatturato circa 4,15 miliardi di dollari.

Possiede un utile netto di 127 milioni di dollari e può contare su più di mille store sparsi in tutto il Mondo, nove decimi del totale solo negli Stati Uniti.

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La compagnia è stata spesso al centro di numerose polemiche. Accusata più volte di razzismo, discriminazione religiosa e di promuovere campagne basate sulla sessualità adolescenziale e sull'elitarismo sociale, ultimamente è stata incolpata di discriminazione perché ha licenziato uno dei suoi 10mila dipendenti quando ha compiuto il 25esimo anno d'età.

Il disoccupato spera in una riassunzione, il caso finisce in tribunale

Il ragazzo lavora a tempo determinato per la società newyorkese dal 2010 e due anni dopo ottiene il tanto atteso contratto a tempo indeterminato, anche se ad intermittenza, ma non c'è nulla per cui valga la pena festeggiare.

Il 26 Luglio dello stesso anno riceve infatti una lettera di licenziamento solo per aver compiuto il 25esimo anno d'età. Il caso finisce in tribunale ed arriva alla Corte d'Appello di Milano che, in difficoltà, chiede l'intervento della Corte Europea. Il giovane italiano vuole essere riassunto ma a Lussemburgo hanno già deciso.

Contratti di lavoro intermittenti, l'Unione Europea dà ragione ad Abercrombie

La questione analizzata dalla Corte di Giustizia Europea, però, vede coinvolto un contratto di lavoro a intermittenza.

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Questi contratti vengono svolti in modo discontinuo nell'arco della settimana, del mese o dell'anno e con un preavviso minimo. Introdotti nel 2003 e modificati più volte negli anni, sono riservati agli under 25 ed agli over 55. Nel caso del giovane italiano, spiega l'Unione Europea, il contratto aveva la funzione di garantire una prima anche se instabile esperienza lavorativa.

Il fine della compagnia e di questa tipologia di contratto è, quindi, favorire l'occupazione giovanile e, dunque, il comportamento di Abercrombie, argomentano a Lussemburgo, non è assolutamente discriminatorio proprio perché non contrasta la carta dei diritti fondamentali e la direttiva 200/78/CE del consiglio del 27 novembre 2000.