I 320 dipendenti della StarTech di Trieste affrontano una situazione finanziaria critica: per luglio 2026, hanno ricevuto solo una parte dello stipendio. L'azienda di componentistica elettronica non ha anticipato i rimborsi Irpef del 730 e ha bloccato l'accesso al welfare aziendale, a causa del mancato pagamento della piattaforma EdenRed. La vertenza, iniziata ad aprile, vede i lavoratori impegnati a singhiozzo nell'installazione di componenti per Elettra 2.0, il nuovo sincrotrone di Trieste. Dino Vardabasso della Rsu ha definito la situazione "critica".
Pagamenti, ritardi e supporto regionale
Per il mese di luglio, i lavoratori hanno percepito circa 700 euro, corrispondenti a circa la metà dello stipendio medio, erogati in due tranche e con un mese di ritardo. Recentemente sono stati disposti bonifici per permettere ai dipendenti di ricevere, da lunedì, una quota del contributo regionale di 83 mila euro. Questo importo, stanziato dall'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, è suddiviso in base alle ore di solidarietà e rappresenta un supporto temporaneo per la difficile congiuntura.
L'appello del PD e la storia industriale
Il Partito Democratico di Trieste, per voce della segretaria Maria Luisa Paglia, ha espresso apprezzamento per l'intervento regionale, ma ha sollecitato un "intervento chiaro e deciso" del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di cui finora non si hanno notizie.
Paglia ha evidenziato l'impatto sulle famiglie: "Con queste cifre non si mantiene una famiglia, non si pagano l'affitto, le bollette e le spese scolastiche ormai imminenti".
Lo stabilimento di strada di Monte d’Oro vanta una lunga e significativa storia industriale, avendo ospitato in passato realtà come Nokia, Alcatel, Flextronics e AdriaTronics. La nuova proprietà aveva prospettato un ambizioso progetto industriale: la produzione di componenti ottici per data center. Questo avrebbe reso l'impianto triestino l'unico in Europa a realizzare tali prodotti, oggi fabbricati esclusivamente in Cina. Il progetto prevedeva la realizzazione di una "camera bianca", la demolizione di un capannone per una nuova costruzione e test già programmati.
Tali premesse avevano generato aspettative concrete per il rilancio aziendale e la salvaguardia dell'occupazione, ma sul suo stato attuale non sono stati forniti aggiornamenti.
Incertezze e richiesta di chiarezza
I lavoratori in solidarietà potranno ricevere l’integrazione dell’INPS, mentre chi è chiamato a lavorare dovrebbe essere retribuito dall’azienda, che però non garantisce pagamenti regolari. Il PD ha chiesto la convocazione urgente di un tavolo con proprietà, Regione, organizzazioni sindacali e Ministero. L'obiettivo è ottenere garanzie sui 320 posti di lavoro e fare piena chiarezza sul destino del progetto industriale annunciato. La situazione permane incerta, con i dipendenti in attesa di risposte concrete sulle prospettive produttive e la regolarità delle retribuzioni. Trieste non può permettersi di perdere questo patrimonio di competenze tecnologiche.