La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha preso parte il 12 ottobre 2026 al corteo dei lavoratori dell'ex Ilva, lanciando un appello deciso per la continuità produttiva degli stabilimenti del Nord. La sua posizione, chiara e ferma, mira a distinguere nettamente la situazione degli impianti di Genova e degli altri siti settentrionali da quella di Taranto, chiedendo di non procedere con la loro chiusura. Salis ha enfaticamente dichiarato che per queste realtà industriali non esiste alcuna motivazione industriale valida che giustifichi uno stop: gli impianti sono operativi, i lavoratori manifestano la volontà di proseguire le attività e il mercato continua a richiedere con forza le lavorazioni specializzate prodotte a Genova.

La prima cittadina ha sottolineato come la garanzia della continuità produttiva sia intrinsecamente legata alla capacità di approvvigionamento delle materie prime sui mercati internazionali. Durante la manifestazione, ha ribadito: “Non c'è alcuna motivazione industriale per trattare in questo modo gli stabilimenti del Nord quando il mercato richiede le loro lavorazioni: basterebbe un accordo sui mercati internazionali per l'approvvigionamento delle materie prime e il problema non esisterebbe”. La richiesta specifica avanzata dalla sindaca Salis è quella di congelare la sezione della lettera dei commissari che riguarda direttamente questi stabilimenti, evidenziando come un'unica impostazione non possa essere applicata indistintamente a tutti i siti italiani, data la diversità delle loro condizioni operative e di mercato.

La richiesta per i siti produttivi del Nord

Nel suo intervento mirato agli stabilimenti del Nord, Salis ha posto l'accento su tre elementi cruciali: il pieno funzionamento degli impianti, la disponibilità e la volontà dei lavoratori a mantenere attive le produzioni, e la costante domanda di mercato per i prodotti realizzati nello stabilimento di Genova. La sindaca ha inoltre chiarito che l'acquisto delle materie prime, seguito dalla loro lavorazione e successiva rivendita, non configurerebbe un'operazione in perdita, ma piuttosto un ciclo economico sostenibile. L'appello rivolto al governo è di intervenire con urgenza, riconoscendo che la vertenza non riguarda solo aspetti economici, ma coinvolge profondamente le vite di migliaia di persone.

Ha ribadito la necessità di considerare le dinamiche diverse che caratterizzano gli stabilimenti citati rispetto a quello di Taranto, richiedendo un approccio differenziato e mirato.

Al fianco della sindaca, il coordinatore della Rsu Fiom, Armando Palombo, ha espresso grave preoccupazione per la situazione dei lavoratori coinvolti in un più ampio perimetro territoriale. Palombo ha richiamato l'attenzione sui siti di Genova, Racconigi, Paderno Dugnano, Porto Marghera e Milano, evidenziando il rischio concreto per circa duemila lavoratori. Questo rischio si concretizza nella prospettiva di una cassa integrazione senza fine, priva di un chiaro e sostenibile progetto industriale. La sua segnalazione estende quindi l'allarme oltre lo stabilimento genovese, abbracciando una pluralità di siti industriali nell'area settentrionale che affrontano sfide simili e necessitano di risposte immediate e strutturali.