Il Tribunale del lavoro di Roma ha rigettato, in data 9 ottobre 2026, l’istanza presentata dal giornalista Sigfrido Ranucci per il suo reintegro alla conduzione della trasmissione Report. Il procedimento nasce dall’opposizione del giornalista alla rimozione disposta dalla Rai, evidenziando le dinamiche tra Ranucci, il noto programma televisivo di inchiesta e l’azienda del servizio pubblico.

La decisione del Tribunale

La sentenza del Tribunale capitolino ha respinto la richiesta di Ranucci di tornare alla guida di Report. L’istanza era stata presentata contro il provvedimento di rimozione adottato dalla Rai, al quale il giornalista si era opposto legalmente.

Il giudice del lavoro di Roma ha esaminato il ricorso cautelare, confermando il diniego alla domanda di reintegro. La decisione si concentra unicamente sul mancato accoglimento della richiesta del giornalista, senza introdurre ulteriori elementi pubblici rispetto alla pronuncia sull’istanza.

Il contesto disciplinare

La pronuncia del 9 ottobre 2026 è stata preceduta da un quadro disciplinare significativo. Il 5 ottobre 2026, la direzione Risorse Umane della Rai aveva disposto nei confronti di Ranucci una sospensione di dieci giorni. Il legale del giornalista, Roberto De Vita, aveva prontamente annunciato l’intenzione di impugnare tale misura. La sospensione era stata applicata proprio nel periodo in cui il Tribunale del lavoro di Roma stava già valutando il ricorso cautelare presentato contro la rimozione del conduttore da Report.

Tra i fatti contestati a Sigfrido Ranucci figuravano circa cinquanta accessi in Rai da parte di una sua stretta collaboratrice, l’inoltro di alcune email aziendali a Valter Lavitola e presunte denigrazioni nei confronti dei colleghi nominati al suo posto. Nello stesso contesto, erano stati citati i nomi di Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, indicati come i giornalisti già operativi per la trasmissione dopo la sostituzione del conduttore. Il procedimento davanti al giudice del lavoro e la sospensione disciplinare rappresentano i due aspetti principali della complessa vicenda che ha coinvolto il giornalista e l’emittente pubblica.