Non facciamo di Gennaro De Tommaso l'unico capro espiatorio di questa triste pagina di storia italiana. Cerchiamo, almeno una volta, in questo Paese, di non fermarci in superficie ed andare fino alla fine della vicenda accaduta sabato scorso a Roma. Chi ha sbagliato deve pagare, ma questo deve riguardare tutti coloro che sono stati coinvolti in questa brutta storia che, con lo sport, non ha nulla a che vedere.

Si è parlato e si parla tanto di Genny a' Carogna, non sicuramente uno stinco di santo, ma nemmeno l'unico o il protagonista peggiore di questa vicenda.

Anzi, paradossalmente, si può forse dire grazie a lui, se le cose non sono ulteriormente degenerate e finite in modo peggiore. Il fatto è che dovrebbe essere qualcun altro a prendersi carico di garantire l'ordine pubblico. Quello che manca, in questo Paese palesemente allo sbando, è il senso civico, l'educazione, la tolleranza, il rispetto reciproco. La corsa sfrenata di questa società "moderna" (possiamo ancora chiamarla così, visto che ogni giorno che passa, ci avviciniamo sempre di più all'idea "barbarica"?) al consumismo e all'apparire, hanno determinato una perdita di orientamento; l'ago della bussola gira vorticosamente senza sapere quale direzione indicare o si ferma per palese senso di incertezza e desolazione.

Una Società, deve basarsi su regole e leggi chiare e prevedere pene e sanzioni certe per chi viola le norme in essere. Il problema di questo Paese non è la mancanza delle leggi, ma il fatto che esse non vengono applicate. Ogni volta che succede qualche fatto eclatante, in qualsiasi campo, l'asticella dell'attenzione viene tenuta alta per qualche giorno, settimana (in casi rari mese), salvo poi iniziare a scemare, così come le tante chiacchiere iniziali relative alla tolleranza zero per chi ha commesso tale fatto.

Tante parole, pochi fatti. Basterebbe solamente applicare la legge.

Prima ancora però, occorrerebbe introdurre nuovamente l'insegnamento dell'educazione civica, delle regole del quieto vivere, della cultura del rispetto e della tolleranza. Daspo di cinque anni all'ultrà del Napoli, demonizzazione del mondo degli ultras, linciaggio morale e mediatico.

Si sta facendo tanta confusione, dando per scontato l'assioma ultrà = delinquente. Non è assolutamente così. Gli ultras sono una cosa, i delinquenti tutt'altro. Non dimentichiamoci poi, che il mondo degli ultras, si distingue anche per iniziative di solidarietà e sostegno verso persone in difficoltà. Insomma, non è tutta feccia, non è tutto oro.

Ciò che manca, oltre al comune buon senso e all'educazione, è il dialogo, a tutti i livelli. Etichettare gli ultras come bestie o come feccia, è sbagliato come concetto di genere. Abbiamo un livello di tecnologia tale per cui, ci sono telecamere e riprese ovunque. Tutti sanno quali sono i personaggi violenti atti solo a delinquere: sono questi i soggetti che vanno sanzionati e ai quali va impedito di ergersi a protagonisti di fatti dolosi.

Chi commette certi atti deve essere punito e finire nelle patrie galere: punto e basta. Se si iniziano a far rispettare le leggi, si crea un deterrente per chi vuole delinquere. Cerchiamo, almeno stavolta, di non cadere nel vortice di retorica e ipocrisia, facendo i soliti struzzi che, dopo aver sbattuto il mostro in prima pagina, nascondono la testa sotto la sabbia, per non vedere quello che c'è oltre la riva.