Virginia Raggi è diventata sindaco di Roma. Svolta epocale, oltre che per i Cinque Stelle, anche per le donne in politica. Ma la Raggi non ha avuto neanche il tempo di finire di festeggiare, che già le capitava il primo “inconveniente”: il marito aveva pubblicato una lettera a lei indirizzata sul suo blog, provocando ovviamente l'attenzione dei media.

Post(o) sbagliato e momento sbagliato

Lasciando perdere i particolari della relazione tra la Raggi e suo marito, la pubblicazione di quella lettera è stata senza dubbio una caduta di stile epocale.

In primo luogo perché mette in piazza fatti personali, che riteniamo sarebbe meglio rimanessero tali. In secondo luogo, Andra Severini (questo è il nome del marito del sindaco), nella seconda parte della lettera si spertica in ringraziamenti e si sofferma su raccomandazioni agli attivisti pentastellati e alla giunta neoeletta, come se questa vittoria fosse merito suo, o come se il semplice fatto di essere il coniuge del primo sindaco donna di Roma rendesse anche lui in qualche modo diverso da ogni altro marito d'Italia.

Non necessariamente bisogna leggere qualcosa di meditato dietro alla scelta di scrivere quel post, probabilmente è soltanto un gesto avventato fatto da una persona che non è particolarmente avvezza al mondo della politica e del galateo istituzionale, come del resto sono tutti i grillini. Severini cade però nella trappola del maschilismo 2.0, che purtroppo permea ancora la nostra società.

Maschi contro femmine

Sicuramente le donne hanno visto un forte miglioramento della loro condizione e del loro ruolo nella società negli ultimi cinquant'anni, per quanto siamo ancora lontani dalla vera parità dei sessi.

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Ma rimane comunque una sorta di maschilismo strisciante, diciamo una prassi consolidata, che è molto diffuso anche tra i giovani. Oltre che nelle grandi cose, come la differenza di stipendio tra uomo e donna per esempio, o i casi estremi di femminicidio o violenza domestica, che comunque sono ancora decisamente troppo frequenti, lo si nota anche in cose molto più piccole: il classico chi lava piatti o fa le pulizie dentro casa, le battute che gli uomini si permettono di fare se passa una bella donna, il fatto che se una donna usa espressioni scurrili viene considerata molto più villana di un uomo che usa le stesse parole e via dicendo.

Diciamo che, se il candidato grillino vincente a Roma fosse stato un uomo, è difficile che la moglie si sarebbe permessa di scrivere e rendere pubblica una lettera in cui si attestava una parte di merito del successo del coniuge. Questo perché c'è ancora il maschilismo 2.0 che sussurra alle orecchie degli uomini che le donne non possono farcela da sole, che hanno bisogno di un uomo che le sostenga e le protegga.

E sta alle donne zittirlo.

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