Lo scorso 18 giugno è stata inaugurata la “Floating Piers” dell’artista statunitense di origini bulgareChristo Vladimirov Yavachevsul lago di Iseo, nel bresciano, subito soprannominata la "passerella di Christo". Una striscia galleggiante sul pelo dell’acqua, che resterà chiusa dalla mezzanotte alle sei del mattino per garantirne la manutenzione.

All’inaugurazione erano presenti la Ministra per le Riforme Elena Boschi oltre a Christoe ad una vera e propria ondatadi curiosi, accorsi per "calpestare" per primi la struttura.Un’installazione che si vede dallo spazio, come la Grande Muraglia cinese, e per la quale si prevedono 1 milione di visitatori: 100.000 solo nel weekend con treni, navette e autobus provenienti da tutta la penisola.

Inoltre non sono mancati blocchi lungo la linea ferroviaria Brescia-Iseo, per le contestazioni e gli striscioni di protesta. “Emozionante – hanno dichiarato i visitatori all'ANSA – si sente ondeggiare tutto sotto i piedi!”.

Le critiche

Tuttavia, nonostante il grande entusiasmo con cui noi italiani - popolo generoso e dall’approccio altamente emotivo - accogliamo le novità, soprattutto quando arrivano dall’estero, nessuno ha pensato a un aspetto di quest'operazione prettamente commerciale e, oseremmo dire, di stampo capitalistico. Intendiamo per capitalismo, non progresso e lavoro per tutti, ma profitto e lavoro per pochi privilegiati. Una specie di “americanata”, come direbbero i nostri nonni se vedessero la passerella e - loro più di noi - si chiederebbero innanzitutto: “bella sì, ma a che cosa serve?”.

A che cosa servevale a dire: a quale scopo è stata creata? La passerella servirà a proporre gli itinerari artistici e culturali di cui è ricca la regione? Riuscirà a far confluire la massa di turisti "camminatori acquatici" nelle tante chiese e musei che contengono dipinti unici al mondo, opere che tutti ci invidiano?

O dopo la passeggiata, contenti e sazi di autoscatti con lo sfondo arancione, torneremo tutti a casa, ignari delle bellezze che ci siamo persi?

Il critico d’Arte Vittorio Sgarbi ha elencato alcuni degli itinerari possibili che meriterebbero di essere percorsi dopo il salto in passerella. “Ce ne sono almeno una ventina – ha detto Sgarbi, intervistato dal Corriere della Sera – Iseo vuol dire Romanino a Pisogne, il liberty di Sarnico, l’Accademia Tadini a Lovere – e ha aggiunto – l’Accademia Tadini a Lovere ci metterebbe dieci anni a registrare i 40mila visitatori giornalieri della passerella”.

Anche Philippe Daverio, storico dell’arte, ha definito su "Bergamonews"la passerella “un’alternativa alle sagre di paese”.

L'opinione

Ciò che scatena queste e altre critiche non è l’opera in sé, ma lo scopo per cui è stata realizzata. La "passerella di Christo" è una passeggiata verso il nulla, per il gusto di dire “ho camminato sull’acqua” e scattarsi un selfie da mandare agli amici. E poi, perché l’abbiamo chiamata “passerella di Christo” se l’artista l'ha realizzata col nome di “Floating Piers”?

Che strano! Amiamo tanto i termini in inglese per le riforme di legge, per le applicazioni dei nostri smartphone, per i nuovi metodi scolastici;siamo così bravi con le lingue straniere, e poi “traduciamo” un’opera d’arte giocando sul nome dell’autore che (suo malgrado) si chiama proprio Christo?Forse lo abbiamo fatto perché, in un’epoca in cui condividere i propri autoscatti è più importante di apprezzare un dipinto o leggere un bel romanzo,vogliamo sentirci tutti come Gesùche camminava sull’acqua anche senza passerelle, pare.

Siamo tutti Christo - o Cristo se preferite - immortali, perfetti, belli e biondi. E anche sul Lago d'Iseo avremo la nostra dose di palliativo alla felicità, camminando verso il nulla culturale ed esistenziale che ci attende.

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