In commissione Affari Costituzionali della Camera, sono in discussione le modifiche alla proposta di nuova legge elettorale. Fra queste, circola un'ipotesi che prevede la riduzione dei collegi uninominali dal 50% dei deputati da eleggere a 225, ossia al solo 36% del totale dei seggi della Camera. Un sistema analogo potrebbe essere adottato anche per l'elezione dei senatori. Ci sarebbe da chiedersi per quale razionale motivo (diverso dal voler far finta di copiare i tedeschi), al fine di ottenere una distribuzione proporzionale dei seggi tra le liste in corsa, si debbano creare dei collegi uninominali.

Maggioritario e proporzionale troppo diversi: perché metterli insieme?

È noto che i collegi uninominali hanno l'effetto di provocare una divaricazione tra i voti ottenuti complessivamente da un partito, ed il numero dei seggi da questo aggiudicati; differenza che non si verifica (o è molto contenuta) nelle circoscrizioni in cui si adotta il proporzionale. È per questa ragione che si opta per il maggioritario quando si punta a favorire la governabilità in luogo della rappresentatività. I due sistemi, insomma, seguono logiche e finalità contrapposte, e metterli insieme rappresenta indubbiamente una sfida alla ragione.

I tedeschi furono obbligati a farlo, agli albori della Seconda Repubblica, in seguito all'imposizione delle forze occupanti Alleate, preoccupate ciascuna di tutelare i propri interessi: gli anglo-americani (per l'uninominale) volevano un governo forte a cui affidare la sicurezza della linea di confine con il mondo sovietico; la Francia (per il proporzionale) un governo debole per scongiurare il ritorno della potenza teutonica.

Accontentiamo gli italiani con 225 deputati

La proposta è stata giustificata con la necessità di proclamare eletti tutti i vincitori nei collegi uninominali, in quanto l'accordo originario dava la precedenza al capolista bloccato, per il quale l'elettore non poteva fornire alcun cenno di assenso o dissenso.

Ora, considerando che non c'è alcuna differenza sostanziale tra l'elezione di un capolista bloccato e quella di un candidato nel collegio uninominale comunque "bloccato", bisognerebbe capire per quale ragione i maggiori partiti politici italiani stiano cercando di ridicolizzare la materia elettorale mediante incomprensibili formule.

Infatti, siccome da questa riforma dovrebbe scaturire una ripartizione proporzionale dei seggi, perché non prevedere solo circoscrizioni proporzionali con sbarramento nazionale al 5%? Perché creare un sistema complesso (soprattutto se il numero dei collegi uninominali fosse ridotto come proposto), che solo illusoriamente darebbe all'elettore il potere di decidere chi mandare in Parlamento? Magari dovremmo pure essere loro grati per la piccola concessione.

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