"Stanotte a Pompei", il programma Rai di Alberto Angela, era da vedersi: le amiche ti martellavano sui social ricordandoti l'evento. Sabato 22 settembre abbiamo visto questo racconto della "più viva delle città morte (Plinio il Giovane)" e ne vogliamo parlare come format televisivo. Ci sono tanti documentari sugli ultimi giorni di Pompei, alcuni anche di matrice britannica girano su Sky in questi giorni, somigliando a polpettoni di fiction ripetitivi e narcisistici. Il format di Angela, invece, si caratterizza come un prodotto che sa unire la precisione delle fonti, alla narrazione della vita pre eruzione e alla forza "del calore umano del racconto", con protagonisti come Giancarlo Giannini e Marco D'Amore.

Da notare, subito, che nel programma non si cita la data dell'eruzione: su cui c'è da sempre contrasto interpretativo. Il fine di Angela e degli autori Rai, invece, è quello di insistere sulla precisione della vita dei pompeiani, sul racconto anche sociologico del loro modo di vivere: tutto questo viene fatto aiutandosi con le bellissime musiche originali di Giuseppe Zambon. Insomma, Angela in questo programma fa la guida nelle serate notturne di apertura degli scavi.

Il metodo Angela

Ecco perché Angela è molto amato, sia dagli operatori quotidiani dei siti archeologici, così come dai direttori dei musei: non è uno che si mette in competizione con l'establishment, ma ne prende il meglio - e magari il sottaciuto - e lo riporta al grande pubblico con l'arte rara della divulgazione scientifico-culturale che si fa intrattenimento, l'infotainment.

Sapevate all'epoca quale imperatore c'era su un sesterzio bronzeo? Cos'è un lararium? L'esatto accento di thermopolium e da quale secolo deriva questo termine? Che Mercurio era il dio del commercio ed anche dei ladri? Insomma, mentre Angela disegna precisamente la vita di quest'umanità variegata, tra potere, politica e risse tra nocerini e pompeiani per questioni di giochi di massa, ci si disvelano anche Ercolano, Oplontis e le meravigliose Ville di Stabiae per coloro che potevano permetterselo.

Aiuterà questo tipo di format a portare in Italia ed a Pompei moltissimi turisti più avvertiti rispetto a quello di cui vanno usufruendo? Pensiamo di si. Ma non bisogna fermarsi con le scuole, con i musei, con i fondi europei che consentano altri scavi e nel fare più sistema con le altre realtà turistiche della conca del Golfo partenopeo.

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