Se le prime due stagioni hanno aperto il dibattito su Dark, se fosse o meno una delle migliori serie prodotte da Netflix, il terzo e ultimo capitolo ha confermato che si tratta di un capolavoro nel suo genere. Una trama così fitta di informazioni e contenuti che si fa davvero fatica a seguire, e per questo motivo Dark non è una serie adatta ad un pubblico vasto, ma più ad una cerchia ristretta di persone che hanno particolare interesse verso argomenti legati al mistero e ai vari intrecci sul piano spazio-temporale che troviamo sin dal primo istante.

Spiegazione della terza stagione

Il 27 giugno 2020 per il mondo di Dark è il giorno in cui avviene la fatidica e tanto attesa apocalisse, in cui la maledizione che puntualmente si abbatte sulla città di Winden ogni 33 anni finalmente avrà fine: l'ultimo ciclo sta per compiersi.

Dalla prima stagione, sappiamo che Dark è ambientata in epoche diverse, in cui lo scontro/incontro tra varie fasi costringe i cittadini coinvolti a interferire con il corso degli eventi, ma nonostante alcuni di essi provino a interrompere questo ciclo unico, costretto a ripetersi costantemente, non riusciranno a cambiare nemmeno una singola frazione di secondo, poiché ciò che è successo è successo, e sicuramente succederà di nuovo. Non esiste un passato, un presente o un futuro poiché queste tre linee temporali in realtà non sono altro che un'illusione, momenti che si susseguono e che sono uniti in un circolo senza fine. Questa è la chiave della trama di Dark: esistono così tanti paradossi che non possono essere spiegati, altrimenti non potrebbero essere considerati tali.

Oltre alle varie epoche che fanno da cornice nelle prime due stagioni, l'ultima proietta lo spettatore in un altro mondo, parallelo a quello che si è già potuto conoscere ed esplorare. Lo scopo della terza stagione è quello di capire quale tra le due fazioni contrastanti abbia effettivamente ragione, quale aspira davvero al cambiamento e alla fine del tormento.

Da un lato c'è quella del Sic Mundus con a capo Adam e Noah, che professa una fine utopica in cui tutto si esaurisce per raggiungere la luce, uno scopo: il paradiso.

Nell'altra fazione, capeggiata da Claudia e Jonas, si professa il libero arbitrio, si punta a credere nel cambiamento, a pensare che il corso degli eventi possa essere effettivamente modificato e giungere ad una fine.

L'obiettivo è combattere il dio più grande di tutti: il tempo.

Tutti si alternano ad essere buoni e cattivi fino ad arrivare al punto di perdere il senso stesso dei due concetti. Le due fazioni cercano così di portare avanti le loro teorie, spingendo i cittadini di Winden a comportarsi come dei burattini, arrivando al punto di non potersi più fidare del loro stesso io del futuro o del passato.

Alla fine, il tanto professato paradiso per tutte quelle persone non è altro che un abbandono a se stessi, una non esistenza. Infatti non esiste più un presente o un passato, un mondo piuttosto che un altro, esiste una nuova realtà sconosciuta, ed è proprio questo ciò che rende eclatante una serie del genere: aver dato tutte le risposte alle innumerevoli domande lasciandone ancora altre mille, ma delle quali non si avrà mai una diagnosi completa.

Una delle poche serie in cui l'oscillazione della trama rimane sempre la stessa di stagione in stagione, dove lo scopo è sempre uno e uno soltanto, e per questo motivo il livello si mantiene sempre alto e il merito, oltre alla intricata trama, va sicuramente alla qualità della fotografia, della colonna sonora, della regia e della post-produzione.

Trovare un perfetto collegamento e una chiara spiegazione a tutti i passaggi tra le varie epoche è davvero difficile, ma Dark riesce a farlo con una naturalezza che a tratti sembra sconvolgente. La capacità di incastrare tutti i pezzi tra di loro aggiungendo una buona dose fantascientifica ha comportato un ulteriore nodo in una trama già abbastanza complessa, ma ha dato comunque modo agli autori di spiegare ogni singolo intoppo in maniera magistrale.

Cast eccezionale, fitto di attori impeccabili nei rispettivi ruoli. Risultano strabilianti i lineamenti facciali tra i vari attori che interpretano lo stesso personaggio nelle varie epoche, fattore non indifferente agli occhi di chi guarda.

Momenti mistici i primi e gli ultimi dieci minuti di ogni episodio: ognuno comincia con un narratore onnisciente che accompagna lo spettatore solitamente con un monologo collegato al tempo e allo spazio, e finisce con la sovrapposizione di diverse sequenze e una musica che si fonde perfettamente con le immagini mostrate. Ogni personaggio, anche il più secondario della storia, risulta fondamentale ai fini della trama, tutto viene analizzato e spiegato in modo ineccepibile.

In questo Dark è impeccabile, e ciò dimostra come la cura dei dettagli sia una caratteristica maniacale della regia.

Un resoconto finale

Tanti i momenti che verranno ricordati con nostalgia: dal dolore frustrante che sicuramente Michael/Mikkel hanno provato nella loro vita, al ritrovo tra Ulrich e Mikkel nel 1987. Lacera il cuore il solo pensiero che un uomo abbia trascorso 34 anni in un'epoca che non è la sua, cercando solo di rimediare ad un errore irrimediabile, o se si pensa a Claudia, il cosiddetto diavolo bianco, a tutte le sue versioni in cui cerca sempre di proteggere l'unica costante della sua vita, la figlia, e per preservarla lotta contro tutti, persino contro se stessa. Infatti sarà colei che interromperà il ciclo, il forte amore per la figlia le permetterà di capire l'esistenza di un terzo mondo, quello di origine.

I plot twist sono troppi, ognuno di essi è in grado di sconvolgere le teorie in cui si credeva, come la travolgente storia di Charlotte ed Elisabeth: su chi sia nata prima e dopo rimarrà per sempre un mistero.

Per concludere, la relazione assurda e malsana tra Jonas e Martha che rappresenta il fulcro di tutto, l'origine. Loro stessi che tanto vogliono credere nel cambiamento devono affrontare la dura realtà, ossia quella di aver creato il concetto così tanto temuto e ripetuto: "Il principio è la fine e la fine è il principio".

Il tutto si chiude con un'inquadratura che buca quasi lo schermo e irrompe nella quarta dimensione, vi sono le due uniche realtà possibili: lo spettatore e Hannah, quasi che la donna voglia mostrare la cruda realtà senza alcuna debolezza o esitazione.

Un'opera d'arte che non verrà dimenticata e che servirà da esempio a chi cercherà di raccontare dei contenuti simili. Solo applausi per gli autori tedeschi che hanno creato un capolavoro di serie, un vero delirio di trama che diventa perfezione.

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