Internet è nato come mezzo di ricerca per gli scienziati. Negli anni, è diventata una piattaforma sociale in cui hanno preso il sopravvento imprese e consumatori.

Il libro "Team Human" di Douglas Rushkoff mira a rinsaldare i legami sociali tra gli esseri umani, che a suo parere, sono stati indeboliti dalle tecnologie, dal mercato e dalle istituzioni. Secondo Rushkoff, definito dal MIT “uno degli intellettuali più influenti del mondo”, “l'uso ideale dei social media dovrebbe essere quello di connettere tutte le persone del mondo in un dialogo amorevole, armonioso”.

In una intervista esclusiva rilasciata a Blasting News, il professore di media studies at the City University of New York's Queens College , ritiene che i social media abbiano “incoraggiato l’uso di slogan riduttivi capaci di polarizzare le posizioni”, “confinando ogni persona all’interno della propria piccola categoria”.

Rushkoff comunque non perde la speranza nel giornalismo in quanto strumento capace di aprire la mentalità delle persone, sostenendo che “ci sia bisogno delle scuole di giornalismo, perché miliardi di dollari vengono spesi in disinformazione”.

Rushkoff si appella a noi, cittadini del mondo, a riunirci insieme in un “Team Human”, in una squadra fatta di umanità per cercare uno stile di vita felice attraverso un impegno “con le persone nella vita reale e scegliendo di vivere local”.

Il tuo libro “Team Human” aspira a un Rinascimento e alla rigenerazione dei legami sociali.

Come siamo arrivati a un mondo in cui sono le tecnologie digitali a dettare legge? Cosa è successo?

Non saprei dire se siamo realmente governate dalle tecnologie digitali, ma le persone che le creano sicuramente amano pensarlo. Siamo stati colpiti dalla tecnologia digitale e la ragione per cui questa stia operando contro la nostra natura sociale è che la tecnologia digitale è stata utilizzata come una estensione della televisione, dell’industrialismo e del capitalismo consumistico, piuttosto che permettergli di svilupparsi in modo indipendente.

Il problema è che quando la cultura digitale è iniziata a espandersi, gli affari hanno iniziato a scendere. Le persone hanno iniziato sempre meno a dedicare tempo al confronto con gli altri per parlare di idee. Poi sono arrivate riviste come Wired magazine e altri ideologi del business a sostenere che invece di considerare internet come nemico, dovremmo guardare a questo come un amplificatore del business.

Grazie alla tecnologia digitale, ora possiamo ottenere questi business plan capaci di generare crescita, dobbiamo solo essere sicuri di usare la tecnologia invece del potenziale umano.

Internet era stato pensato come uno spazio sociale, giusto?

Doveva aiutare gli scienziati a comunicare in modo decentralizzato. Era uno strumento di ricerca. Era ARPANET, ma è diventato poi naturalmente così sociale, che i militari non l’hanno più voluto. Era diventato troppo sociale.

Esiste un modo per ritornare a questo tipo di ambiente in cui viene scambiata la conoscenza?

Si. Una parte di ciò avverrà attraverso un aumento della povertà. Quando le persone sono in difficoltà, l’arte e la cultura più stravagante inizia a nascere perché le persone non condividono più quella mentalità.

Però finché il capitalismo sarà conveniente per molte persone, si continuerà così perché si fanno molti soldi con queste macchine.

Cosa pensi in riguardo alla democratizzazione del giornalismo e alla possibilità che ognuno possa essere un giornalista oggi.

Puoi rendere democratica la tastiera. Ognuno può scrivere parole che appaiono su uno schermo. Ma il vero giornalismo ha bisogno di formazione e di un lungo apprendistato affiancato da un vero giornalista. Si va nelle scuole di giornalismo, perché ci sono miliardi di dollari che vengono spesi in disinformazione. Quindi c’è bisogno di investire un po’ di tempo in formazione e risorse su persone che possono smontare quelle bugie, per capire la verità.

Si tratta di una competenza. La democratizzazione della scrittura ha indebolito la professionalità del giornalismo.

Con il fatto che video e foto ora si possano condividere istantaneamente, per un giornalista diventa difficile essere sul posto al momento giusto per ottenere le prove di cui ha bisogno.

La raccolta di informazioni si è diffusa, ma c’è ancora bisogno di giornalisti. Perché quando c’è un video non lavorato, servono giornalisti professionisti che analizzino la storia e parlino con le persone. Ci sono così tante registrazioni e persone che vengono uccise, tutto è registrato da qualche parte.

Come ad esempio il video della morte di George Floyd. Pensa che questo video abbia rappresentato l’utilizzo ideale dei social media?

Non posso dire che rappresenti “l’utilizzo ideale”. Si tratta di un uso appropriato dei social media in una nazione dove i neri vengono uccisi. L’utilizzo ideale dei social media, e io sono un idealista, dovrebbe essere quello di connettere tutte le persone del mondo in un dialogo amorevole, armonioso”.

Ma fino a quel momento, sto mostrando e documentando il razzismo sistemico in modo da incentivare un reale cambiamento sociale. Il vero problema negli Stati Uniti, e io darei la colpa ai social media e i pregiudizi che ne conseguono, è che le persone che hanno sentito una maggiore spinta dopo aver visto quel video, chiedono di togliere finanziamenti alla polizia. Quello che realmente vogliono è non di tagliare i fondi, ma spostare queste risorse dal settore militare a quello dei servizi sociali; loro non vogliono l’abolizione delle forze dell’ordine.

Alcuni di loro lo vorrebbero ora perché pensando che “defund” significhi quello. Hanno espresso male questo concetto. I social media hanno la tendenza a incoraggiare slogan riduttivi che polarizzano le discussioni e rendono impossibili i cambiamenti.

Crede che i social media possano isolare più di altri mezzi?

Separa le persone, li confina entro le proprie piccole categorie. Lo fa perché vuole creare consumatori fedeli.

Eli Pariser ha descritto “la bolla filtro” come uno specchio unidirezionale, che riflette i tuoi interessi, mentre chi si occupa dell’algoritmo osserva cosa clicchi. Grazie a questi algoritmi, il nostro feed di notizie è in continua evoluzione adattandosi ai nostri interessi e a quelli dei nostri amici.

Come si esce da questa spirale?

Non so se ci si riesca con i social media. Questi sono gli strumenti sbagliati per questo tipo di lavoro. Io, i social media non li uso. Ho provato a fare qualche tweet negli ultimi sei mesi per partecipare alle conversazioni di Twitter; ma non funziona. è come sciare sul ghiaccio, non c’è trazione.

Ho messo in piedi la mia “squadra di umani” e molti di loro sono più progressisti di quanto sia io. Quindi se non riesco a raggiungere le loro aspettative, o sei mostro la tipica confusione di un bianco sulle istituzioni, loro sono molto meno tolleranti

Le persone sono sui social media per cercare approvazione e conferme ai loro punti di vista?

Si, per cercare conferme e per attaccare quelli che pensano siano in errore.

Tutti gli argomenti della “squadra di umani”, su come evitare questo, sono: cerca il contatto con le persone nella vita reale, vivi in modo locale invece che internazionale. Questo rientra tra i motivi del perché vorrei smettere di dare interviste o di essere un intellettuale pubblico. Voglio solo impegnarmi con la mia scuola, nel mio paese.

Poi però grazie al lockdown, le persone sono rimaste in contatto con le loro famiglie e gli amici grazie alle videochiamate. Come giudichi questo tipo di ricongiungimento sociale?

Vedo delle cose buone e altre meno. Da una parte, stiamo usando la rete per cose fantastiche che prima non facevamo. Ma dall’altra parte, mi sento come quando mio padre mi beccò a fumare e mi costrinse ad andare in cortile e fumare tutto il pacchetto.

Ora mi sento così con internet. Siamo sovraccarichi. Ne ho la nausea. Sto facendo Zoom tutto il giorno e sto cercando di vivere la mia vita utilizzando una cannuccia digitale. Mi chiedo se quando tutto finirà, le persone useranno internet di più o spegneranno il segnale per almeno un anno.

Ritieni che ci sarà un prima e un post Covid?

Si, vedremo in che modo. Sicuramente c’è stato un prima e un dopo 11 settembre per l’online. Dopo l’11 settembre, le persone hanno accettato molto di più la sorveglianza. Hanno pensato che forse la rete si era spinta troppo oltre. Questo evento rappresenta un esempio di decentralizzazione tecnologica usata contro la nave madre. Questo periodo di completa immersione nella rete, credo stia insegnando alle persone come provare a ricreare online qualche imitazione di rapporto, come entrare in relazione con gli altri in modi diversi, come imitare il contatto degli occhi, anche se il corpo sa che non stiamo realmente entrando in contatto.

Durante il periodo di chiusura, sembra che le persone siano state costrette a rallentare il loro stile di vita, a prendere del tempo. Credi che questa pausa aiuterà “team human” a realizzare il bisogno di agire con la loro testa, dando un giudizio migliore?

Tutto ciò che ripristina la coerenza di una persona aiuta. La cosa positiva del Covid è che ci sta costringendo a fare cose che avremmo dovuto fare comunque. Ad esempio, facevo fatica a rifiutare quando mi chiedevano di fare dei discorsi. Quindi prendevo l’aereo e contribuivo a distruggere l’ambiente; questo mi buttava giù di umore, ma lo facevo di nuovo. Ora che c’è il virus, molte persone non stanno guidando per andare a lavoro, altre sì.

Possono dire: “mio figlio ha bisogno di me. Devo andare”. è quasi come se la pandemia ci stia dando la scusa di essere un po’ più francesi in relazione al nostro tempo. Conosco dei francesi che rifiuterebbero una proposta di lavoro perché troppo lontano per permettergli di tornare a casa per pranzo. Ed è bellissimo. Parliamo di un sistema di valori. Qui invece si ha bisogno di una scusa su cui tutti siano d’accordo.

Sei ottimista riguardo al futuro?

Si, le persone stanno diventando consapevoli di tutto ciò; sono insoddisfatti per come stanno le cose. Io credo che siamo pronti. Qualsiasi sia il posto in cui la gente si sta divertendo è quella la direzione da prendere. Quando guardo a quello che è rimasto della società americana capitalista o dominata dai maschi bianchi, queste persone appaiono arrabbiate, scontente, piene d’odio; non sembra stiano bene.

Quindi, se forse, in qualche modo, noi, o alcuni di noi, iniziassero a mostrare perché è molto più divertente ritornare a essere “umani”... credo possa diventare contagioso.

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