L'episodio di Colleferro e del pestaggio violento ai danni del giovane Willy, portano a riflettere sulle dinamiche che contraddistinguono la società contemporanea e che continuano a ripetersi senza che vi sia un limite ragionevole: risse da quattro contro uno, baby gang, minacce e violenze da parte di gruppi violenti volti alla sopraffazione dei più deboli.

Il problema è onnipresente, radicato in ogni città e propinato da una società dove viene diffuso un modello predeterminato di uomo: arrogante, sbruffone, forte, muscoloso, poco propenso alle buone maniere, che pensa questo sia l'unico modo per raggiungere il successo, le ragazze e la popolarità.

Un modello dove l'individuo gioca una partita in un contesto di legge del più forte e prevalendo sul più debole, afferma la sua mascolinità, costruita a suon di bullismo, criminalità e approvazione dei suoi coetanei, tutti contraddistinti da un cervello da primati di prima categoria. Il problema resta radicato in ciò che noi crediamo essere un esempio da seguire, dimenticando la grandezza della vera esemplarità.

Willy e l'inattualità odierna dell'esemplarità

Dall'altra parte troviamo Willy, un ragazzo fra tanti, ma anche un antimodello rispetto la tendenza del nostro tempo. Un giovanissimo che ha coltivato e si è arricchito di quei valori ormai divenuti fuori moda, come l'altruismo e l'eroismo, consapevole di non avere alcuna speranza, ma dimostrando il suo coraggio, partecipando ad una battaglia impari e asimmetrica allo scopo implicito di incarnare la più suprema delle virtù, quella della giustizia.

Come sappiamo, l'intervento si è concluso nel peggiore dei modi, con Willy che ci ha lasciati, ma allo stesso modo ha permesso di creare e avviare una spirale infinita di riflessione verso l'attualità e verso la forma che vogliamo dare al quadro valoriale delle generazioni future.

Tra i due poli, l'ipocrita magnetismo del mediocre

A peggiorare ulteriormente questo scenario e collocandosi all'interno delle due polarità sopra descritte, troviamo il magnetismo dell'ipocrisia italiana. Questa trova la sua espressione nel sentirsi attratti da chi domina, da chi sembra esteriormente più forte, seguendo chi viene seguito e non chi bisognerebbe seguire.

La sensibilità e i principi restano questioni riservate ai più deboli, difficili da seguire e che, molte volte, portano al necessario isolamento dal branco. Sfortunatamente, in questo mondo, i veri coraggiosi vengono nascosti nell'oscurità, poco celebrati, finché non ci lasciano le penne, ed ecco che assumono la dignità e la luce che si meritano. Risulta necessaria dunque una rivoluzione culturale, che torni a ridare forza e contenuto all'ormai nostalgica esemplarità dimenticata: quella della morale, della correttezza, della giustizia e del rispetto.

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