A fronte di un primo turno che aveva compiaciuto le destre di mezzo mondo, il risultato finale delle elezioni presidenziali brasiliane del 25 ottobre ha incoronato Lula. Il suo quarto mandato inizia sulla scia di una ritrovata fiducia nella democrazia, pur fragile e insidiata da più parti, in primis dal suo sfidante che già urla al golpe. Le reazioni internazionali arrivano in tono prudente e diplomatico. La premier Giorgia Meloni si congratula, il primo ministro inglese Andy Burnham celebra e la commissione europea gioisce per il corso democratico della tornata elettorale.
Unica voce isolata è quella di Trump che come consuetudine aderisce alle teorie del complotto golpista quando la democrazia non aderisce ai suoi desideri.
L’analisi
Lo scenario mondiale mostra una scena inedita. Le elezioni brasiliane hanno sconfessato su tutta la linea i movimenti nazionalisti che avevano riposto grande fiducia nella candidatura di Flavio Bolsonaro per una conferma delle loro velleità patriottiche. Pur grande, la mobilitazione pro Bolsonaro non ha convinto la popolazione, che di fronte al programma del Partito Liberale si è recata in massa alle urne. Settimane di manifestazioni di piazza prima del voto hanno rivendicato le conquistate libertà civili e i programmi sociali che la sinistra brasiliana ha nel tempo introdotto.
Le nuove generazioni si sono fatte portavoce di un’idea di società progressista. Nonostante i prezzi del petrolio alle stelle, la crisi economica e la povertà dilagante, la società civile brasiliana si è ancora una volta mostrata resiliente di fronte alle lusinghe dell’uomo forte al potere.
Il futuro
Ora resta da vedere se Lula saprà mantenere fede a quelle promesse e a quelle rivendicazioni che la piazza ha consegnato nelle mani del rieletto presidente. Non sarà facile vincere le resistenze interne dell’opposizione. Ancora più complicato sarà avere a che fare con un piano diplomatico esterno asservito ai capricci trumpiani. Flavio Bolsonaro nel frattempo sembra essere andato negli USA, forse per rassicurare l’alleato nordamericano di aver fatto tutto il possibile per vincere.
Lula, messi da parte i festeggiamenti, sarà alle prese con il delicatissimo compito di traghettare il suo paese fuori dalla tensione di questi giorni senza che lo scontro frontale delle due fazioni degeneri in scenari ben peggiori.