Valerio Carocci, presidente e figura di spicco della Fondazione Piccolo America, ha annunciato il 16 settembre 2026 a Roma il ritiro dall'ipotesi di presentare una lista per le prossime elezioni comunali. Questa comunicazione giunge dopo l'iniziale intenzione, formulata a fine giugno, di creare una lista civica in vista delle comunali del 2027. Tale prospettiva era emersa in un periodo di marcata tensione con il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, innescata principalmente dalla complessa vicenda dell'ex cinema Metropolitan di via del Corso.
Nel suo messaggio pubblico, Carocci ha chiarito in modo inequivocabile la missione e i limiti operativi della Fondazione: “Il Piccolo America non presenterà alcuna lista: non è il suo ruolo, non può esserlo.” Il presidente ha sottolineato che l'organizzazione continuerà con fermezza il proprio impegno civico, volto a promuovere una capitale più accessibile e una Roma più umana, ponendo l'accento sull'interesse pubblico inteso come benessere collettivo.
Questa decisione, dunque, non annulla l'attività di sensibilizzazione e proposta del Piccolo America, ma ne definisce chiaramente la distinzione rispetto alla partecipazione elettorale diretta.
Il caso dell'ex cinema Metropolitan: un nodo irrisolto
L'idea di una lista civica era maturata in seguito alla delibera dell'Assemblea capitolina che aveva autorizzato la trasformazione dell'ex cinema Metropolitan, situato in via del Corso, prevalentemente in una struttura commerciale. Su questo specifico procedimento, Carocci ha ribadito la continuità dell'azione legale intrapresa: “il nostro ricorso al Tar va avanti”. Ha inoltre rivendicato il ruolo cruciale della Fondazione nell'aver stimolato un'ampia riflessione cittadina sul futuro delle ex sale cinematografiche e sulla valorizzazione degli spazi sociali.
A riprova di tale impatto, ha richiamato il vincolo sopraggiunto a fine luglio sulle ex sale e la costituzione di una task force dedicata agli spazi sociali.
Carocci ha collegato la vicenda del Metropolitan a una problematica più vasta e ricorrente, già al centro del confronto con l'amministrazione capitolina: la destinazione d'uso delle numerose sale cinematografiche dismesse presenti nella città. In un precedente intervento pubblico, risalente al 6 luglio 2026, aveva evidenziato la battaglia per la salvaguardia di circa 50 sale abbandonate a Roma. In quell'occasione, aveva aspramente contestato l'accordo di programma relativo al Metropolitan, sostenendo che la conversione prevista avrebbe di fatto trasformato il cinema per il 95% della sua superficie in un centro commerciale.
Sempre in quel contesto, aveva citato il caso del cinema Pasquino a Trastevere, il cui cantiere era stato oggetto di numerosi esposti istituzionali, culminati nella successiva chiusura del locale il 5 giugno. Questo episodio era stato presentato come uno dei momenti chiave che avevano acuito la frattura con l'amministrazione.