La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato il caso Giulio Regeni a Praga, il 29 settembre 2026, durante le dichiarazioni congiunte con il primo ministro della Repubblica ceca. Meloni ha espresso vicinanza alla famiglia di Regeni e ha ribadito la richiesta di «verità e giustizia», definendola una priorità del governo italiano. Ha inoltre sottolineato la partecipazione dello Stato italiano al processo come parte civile.
Meloni ha riaffermato la determinazione dell'Italia nella ricerca della verità sulla vicenda Regeni. Ha ricordato che la sentenza non è ancora definitiva e che ogni passaggio dovrà seguire i tempi necessari.
Un punto centrale delle sue dichiarazioni ha riguardato i rapporti con il Cairo: il governo, ha spiegato, ha utilizzato tutti i canali disponibili, inclusi quelli politici e diplomatici con l'Egitto, per perseguire gli obiettivi di verità e giustizia.
I canali diplomatici con il Cairo
Nel dettaglio delle relazioni con l'Egitto, Meloni ha chiarito che i canali politici e diplomatici sono stati strumenti essenziali nel percorso sul caso Regeni. La posizione espressa a Praga si è concentrata sul rischio di un'eventuale interruzione di tali contatti: «chiudendo quei canali», ha avvertito la presidente del Consiglio, l'Italia rischierebbe di allontanarsi dai propri obiettivi piuttosto che avvicinarsi ad essi.
Il riferimento è rimasto ancorato alla ricerca di verità e giustizia per la vicenda.
Il tema dei rapporti con il Cairo si inserisce nel contesto delle dichiarazioni rilasciate dopo la decisione giudiziaria sul caso Regeni. La presidente Meloni non ha prospettato una rottura dei legami diplomatici come scelta utile al raggiungimento degli obiettivi governativi. Ha invece richiamato l'importanza di utilizzare i canali istituzionali già attivi e la necessità di procedere nel percorso processuale rispettando i passaggi previsti.
Il contesto giudiziario del caso Regeni
Le parole di Meloni giungono all'indomani della sentenza della Corte d’Assise di Roma sul caso Regeni. Dopo otto ore di camera di consiglio, la Corte ha condannato a dieci anni tre appartenenti ai servizi egiziani per il sequestro di Giulio Regeni e ha assolto il Qu