La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta sul caso Regeni a Praga il 29 settembre 2026, durante le dichiarazioni congiunte alla stampa con il primo ministro della Repubblica Ceca. Meloni ha ribadito la sua vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni e alla loro richiesta di “verità e giustizia”, sottolineando come questa sia una richiesta pienamente condivisa anche dal governo italiano.
La presidente del Consiglio ha ricordato che lo Stato italiano è parte civile nel processo in corso e ha confermato la determinazione incrollabile nella ricerca della verità sulla tragica vicenda.
Ha inoltre specificato che la sentenza non è ancora passata in giudicato e che ogni passaggio giudiziario dovrà seguire i modi e i tempi necessari. Nel ripercorrere il lavoro svolto finora, Meloni ha affermato che, nella complessa ricerca di verità e giustizia, sono stati impiegati “tutti i canali” disponibili.
I canali diplomatici con il Cairo
Il punto focale delle dichiarazioni della presidente Meloni ha riguardato i rapporti con l’Egitto. La premier ha specificato l’utilizzo anche di canali politici e diplomatici con il Cairo, esprimendo contestualmente dubbi sull’efficacia di una loro eventuale chiusura. Il ragionamento esposto a Praga collega il mantenimento di questi canali alla concreta possibilità di continuare a perseguire l’obiettivo dichiarato sul caso Regeni, evitando che una rottura del dialogo si trasformi in uno strumento automaticamente più efficace per raggiungere tale scopo.
Questa posizione è stata espressa nel medesimo intervento in cui la presidente del Consiglio ha collegato la vicinanza alla famiglia Regeni, la partecipazione attiva dello Stato italiano al processo e la prosecuzione dell’impegno istituzionale. Il riferimento alla sentenza non ancora definitiva inquadra le sue dichiarazioni all’interno di un contesto giudiziario ancora aperto e in evoluzione nei suoi passaggi successivi.
Relazioni economiche e il caso Regeni
Il caso di Giulio Regeni si inserisce in una relazione più ampia tra Italia ed Egitto che, negli anni successivi al 2016, ha continuato a comprendere significativi rapporti economici e industriali. Giulio Regeni, dottorando di Cambridge, è scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e il suo corpo è stato ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo.
Nello stesso arco temporale, l’interscambio bilaterale tra Roma e il Cairo ha registrato una crescita costante: dopo un aumento del 13,1% tra il 2006 e il 2015 (da 3,8 a 4,3 miliardi di euro), dal 2016 in poi si è verificato un ulteriore incremento del 36,2%.
Questo interscambio ha raggiunto un picco di quasi 7 miliardi di euro nel 2022, assestandosi successivamente intorno ai 5,9 miliardi annui. I settori chiave di questa relazione economica includono energia, gas, industria e difesa. In particolare, Eni è emersa come un attore fondamentale, soprattutto per lo sfruttamento del giacimento di Zohr e per il ruolo strategico dell’Egitto quale snodo energetico nel Mediterraneo. La rilevanza del Cairo è ulteriormente sottolineata nel contesto del Piano Mattei del governo Meloni e per le forniture di gas all’Italia, divenute cruciali dopo la crisi energetica legata al conflitto in Ucraina.
Sul fronte militare e industriale, si registrano commesse e trattative che coinvolgono aziende come Fincantieri e Leonardo, relative a fregate Fremm, servizi di manutenzione, elicotteri militari e potenziali forniture di aerei M-346 ed Eurofighter. La vicenda di Giulio Regeni e il processo in corso a Roma contro agenti egiziani non hanno, dunque, impedito la prosecuzione e l’espansione degli affari tra Roma e Il Cairo, un dato confermato anche dalla visita di Giorgia Meloni ad al-Sisi il 17 marzo 2024, avvenuta pochi giorni dopo l’avvio del processo.