L'Aula della Camera dei Deputati ha dato il via libera, il 14 ottobre 2026 a Roma, a due risoluzioni di maggioranza in vista del prossimo Consiglio Europeo. Un passaggio parlamentare significativo che ha visto l'approvazione anche del secondo documento, focalizzato sulla situazione in Ucraina, il quale è stato votato senza la partecipazione delle opposizioni.

Il testo relativo all'Ucraina ha ottenuto 186 voti favorevoli e nessun contrario, un esito determinato dall'assenza dei gruppi di minoranza al momento della votazione. Prima che l'Aula procedesse al voto, il ministro Tommaso Foti aveva avanzato una richiesta alla maggioranza: quella di espungere le premesse dalla seconda risoluzione.

Tale modifica è stata accolta e ha preceduto l'approvazione del documento.

L'approvazione della risoluzione sull'Ucraina

La risoluzione di maggioranza concernente l'Ucraina è stata dunque approvata con un ampio consenso, registrando 186 voti a favore e l'assenza di voti contrari, data la mancata partecipazione delle opposizioni. Un elemento cruciale di questo iter è stata la richiesta del ministro Tommaso Foti di eliminare le premesse dal testo, una modifica che ha preceduto il passaggio in Aula.

Questo processo parlamentare si inserisce nel contesto della definizione degli atti di indirizzo che guideranno la posizione italiana al Consiglio Europeo. Mentre le due risoluzioni di maggioranza hanno ricevuto il pieno assenso dell'Aula, il documento specificamente dedicato all'Ucraina ha evidenziato una netta divisione, con le forze di minoranza che hanno scelto di non prendere parte al voto.

Il dibattito tra le opposizioni alla vigilia del voto

Nelle ore precedenti la votazione, il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, aveva espresso la sua speranza per una posizione compatta delle opposizioni riguardo alla risoluzione sull'Ucraina. Conte aveva dichiarato di confidare in una convergenza di tutte le forze di minoranza su questo tema cruciale, in vista delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni al Parlamento per il Consiglio Europeo.

Tuttavia, già il 13 ottobre 2026, il panorama politico delle minoranze appariva orientato verso la presentazione di documenti separati. Nonostante Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Italia Viva e +Europa avessero raggiunto un'intesa su scostamento e Dpfp, il principale nodo che impediva una risoluzione unitaria era la divergenza sulla linea da adottare riguardo al conflitto in Ucraina. Questa frammentazione ha poi trovato conferma nel voto del 14 ottobre, con la decisione delle opposizioni di non partecipare alla votazione sulla risoluzione ucraina.