Benjamin Netanyahu, leader del Likud, ha dichiarato da Tel Aviv il 2 novembre 2026 la sua disponibilità a intavolare un dialogo per la formazione di un ampio governo nazionale. L'obiettivo delineato è la costruzione di un esecutivo che includa i partner tradizionali e qualsiasi altro partito disposto ad aderire, ponendo come condizione esplicita e non negoziabile il mancato sostegno al terrorismo.
Netanyahu ha sostenuto con fermezza che l'opinione pubblica israeliana non desidera un governo che dipenda da formazioni politiche come Ra’am e la Lista Unita.
Nella sua dichiarazione, ha definito queste ultime come partiti che, a suo dire, sostengono il terrorismo e rifiutano l'esistenza stessa dello Stato ebraico. Questa presa di posizione si inserisce con chiarezza nel quadro delle complesse trattative per la composizione del prossimo esecutivo e riflette i rapporti di forza tra i blocchi parlamentari emersi dopo le recenti consultazioni elettorali.
La proposta per un esecutivo di unità
Nel messaggio diffuso, Netanyahu ha collegato la sua proposta di un governo ampio e inclusivo al risultato politico attribuito al Likud, che si è affermato come prima forza. Ha affermato che una netta maggioranza dell’opinione pubblica ebraica ha scelto il Likud e ha indicato lui come la figura designata per guidare il futuro governo.
La sua apertura al confronto è stata ribadita con la frase centrale della dichiarazione: “Sono aperto al dialogo”.
Il leader del Likud ha presentato l'ipotesi di un esecutivo esteso come una linea strategica mantenuta "fin dal primo giorno" delle trattative post-elettorali. In ogni fase, la condizione imprescindibile per l'adesione di nuove forze politiche è rimasta il loro chiaro distacco da qualsiasi forma di sostegno al terrorismo, un principio considerato irrinunciabile.
Il contesto parlamentare e le sfide di governo
Il contesto politico di riferimento per queste trattative è quello delle elezioni del 27 ottobre 2026, le quali non hanno assegnato una maggioranza parlamentare chiara a nessuno dei due principali blocchi.
Il blocco guidato da Netanyahu ha ottenuto 53 seggi, mentre il principale blocco di opposizione si è fermato a 48 seggi. I partiti arabi, avendo conquistato 19 seggi, assumono un ruolo numericamente rilevante e potenzialmente decisivo nel percorso per la formazione del governo, rendendo necessarie ampie intese.
Considerando che la Knesset è composta da 120 membri e che per formare un governo è necessario il sostegno di almeno 61 parlamentari, emerge chiaramente la complessità della situazione politica attuale. Questo dato definisce la soglia politica entro la quale si muovono le dichiarazioni sulla necessità di un governo nazionale, poiché nessuno dei due blocchi principali dispone autonomamente dei numeri richiesti per ottenere la maggioranza e governare efficacemente.